9 – IL SIJO – POESIA COREANA

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– IL SIJO – POESIA COREANA –

Fino ad ora nelle pagine di questo Blog, parlando di poesia orientale abbiamo in prevalenza considerato solo le più importanti forme di poesia Giapponese. In questa occasione vi illustro una forma di POESIA COREANA, poco conosciuta in occidente ma che è comunque arrivata fini ai nostri giorni.

Dedico questo tutorial agli scrittori di prosa, sperando di far loro cosa gradita, proponendo questo particolare tipo di Poesia Coreana, il SIJO, che proprio per le sue caratteristiche è molto più vicina alla “ Prosa Poetica ” che non alla poesia allo stato puro; sarà l’abilità di coloro che la scriveranno a caricarla emotivamente, cosa che, la lunghezza inusuale dei versi, renderà più agevole soprattutto ai prosatori.

INTRODUZIONE AL SIJO COREANO

Il SIJO è tradizionalmente composto in tre linee/ tre versi di 14-16 sillabe ciascuno, per un totale di 44-46 sillabe, conteggiate sia grammaticalmente che metricamente.
Una pausa spezza ogni riga circa a metà, un po ‘come una cesura, come illustrato in questo SIJO di Yun-do Son (1587 -1671), uno dei poeti più apprezzati della Corea, sijo da me rielaborato, dove non è però evidente la torsione di cui vi parlerò dopo.

Chiedete quanti amici ho? Acqua e pietra, bambù e pino.
La luna che sorge sulla collina è compagna gioiosa.
Oltre a questi compagni, quale altro piacere devo chiedere?

IL SIJO NON HA UN TITOLO.

Se lo si vuole indicare, di solito si usa citare integralmente il primo verso, o il primo emistichio, o come per l’Haiku solo un numero o una lettera.

Ogni mezza riga/verso contiene 6-9 sillabe, l’ultima metà della linea/verso finale può essere più breve rispetto al resto, ma deve contenere non meno di cinque sillabe.
Questa naturale midline è una pausa utile, dal momento che spesso alcuni poeti occidentali lo dividono su 6 linee/versi anzichè su 3 e hanno adottato questa tecnica nella loro scrittura come pure questa forma nella stampa.

IO COMUNQUE LO PREFERISCO E LO CONSIGLIO SULLE TRE LINEE/VERSI CLASSICHE.

Il SIJO può raccontare una storia (come nel caso della nostra ballata), descrivere una idea (come fa il sonetto), o esprimere un’emozione (come fa la lirica). Come l’haiku, anche il SIJO mostra di solito una solida base nella natura, ma, a differenza degli haiku/tanka, impiega spesso metafore, giochi di parole, allusioni …. e ama giocare con i suoni.

È più spazioso rispetto a qualsiasi forma di poesia Giapponese, e si crogiola nei sentimenti e nelle emozioni personali che la stessa a volte scoraggia o traveste.

Gli appassionati di ballate, sonetti e testi, dovranno cercare di minimizzare la rima ; quindi il SIJO fa quindi appello agli scrittori di versi liberi per i quali diventa una sfida affascinante.

Diciamo che la giusta interpretazione potrebbe essere:

Gli appassionati di metrica e rima avranno il vantaggio di essere meno impegnati dalla metrica, quelli del verso libero più facilitati nella costruzione delle tematiche, così che per entrambi il SIJO sarà facilmente accessibile.
Il metro regolare non è di vitale importanza per il Sijo, ma molto di più lo sono la qualità musicale e la filosofia della composizione la quale ha una struttura dove:

La linea/verso 1 – introduce la situazione o il problema

La linea/verso 2 – Lo sviluppa, lo completa o “gira” l’idea, la situazione, il problema in un modo diverso, in una diversa direzione o la conferma.

La linea/verso 3 Fornisce il culmine del tema e la chiusura. Pensate alla tradizionale parte di una struttura narrativa: conflitto, complicazione, climax … e NB: La prima parte di questa linea sempre di 6/9 sillabe, CONTIENE LA TORSIONE.

COSA È LA TORSIONE?

Si riferisce ad un cambiamento improvviso , a qualcosa (un verbo, un aggettivo) che nella terza linea entra quasi in contrasto o comunque stravolge in maniera più o meno accentuata in parte quanto detto nelle linee 1 e 2 e non è facile da attuare, almeno per me è stato così, ma poi leggendo alcuni autori sia coreani che occidentali, la torsione a volte è ignorata o sfiorata; ma certamente se usata il SIJO risulterà di maggiore impatto emotivo; per quanto mi riguarda dove mi è possibile e …se mi viene naturale e spontanea, la uso sempre.

Quindi per rassicurarvi, sopratutto agli inizi, se vi viene spontanea usatela, ma non fatevi travolgere da questa particolarità, ma nel tempo comunque cercate di affinarla.

RIEPILOGANDO

PRIMA LINEA/STROFA: di 14/16 sillabe, possibilmente ma non necessariamente con una cesura, cioè il verso spezzato in due parti, la prima non oltre le nove sillabe e la seconda non meno di cinque, in pratica: max un novenario + un quinario.
INTRODUCE IL TEMA O IL PROBLEMA

SECONDA LINEA/STROFA : idem per il conteggio sillabale – SVILUPPA IL TEMA O IL PROBLEMA

TERZA LINEA/STROFA : conclude il componimento con un forte impatto dove nella prima parte e cioè fino alla cesura (6/9 sillabe) deve essere introdotta la (famigerata) Torsione, che riepilogando può essere un suono, un significato inatteso, un gioco di parole –
mentre la seconda parte finale del verso deve invece concludere il SIJO con una profonda osservazione, ecco dove usare il forte impatto emotivo, magari con una originalità, o con una stranezza, dove però è assolutamente bandita l’ironia.

Ho capito che questi schemi cercano di ricalcare e “occidentalizzare” quelle che sono le regole coreane della versificazione, o almeno credo, perchè non esistono a tale proposito scritti di alcun genere e quanto vi sto proponendo è frutto di una pignola ricostruzione personale, le informazioni e le regole sono alquanto frammentarie e sicure sono solo quelle sopradette.

Per quanto riguarda i dubbi porto un esempio:

NB: Importante : Dalle mie letture pare che il limite massimo di 45/46 sillabe sia per il SIJO un vincolo abbastanza rigido. Dico sembrerebbe perché ho trovato anche indicazioni diverse, secondo le quali il numero delle sillabe può subire notevoli oscillazioni tanto che è possibile anche arrivare molto oltre le 46 sillabe, ma con altre combinazioni di versi, che non mi è dato conoscere, anche se su questo punto mi restano molti, moltissimi dubbi ed io per non sapere né leggere né scrivere, consiglio il rispetto delle 45 max 46 sillabe, perchè se desidero superare questi limiti, allora scrivo una poesia con la forma che più mi aggrada.

TEMATICHE

Come già detto ogni SIJO può esprimere un’emozione, raccontare qualcosa, sviluppare un’idea.
Come negli haiku anche nei SIJO c’è un forte riferimento alla natura, ma nei SIJO è presente un grande uso di figure retoriche (metafore, similitudini, simboli, allitterazioni, allusioni e altri giochi di parole) che non troviamo sempre nella forma poetica giapponese.

Il SIJO tratta di numerosi temi quali la solitudine, l’amore, l’amicizia, lo stupore, la vecchiaia, la morte, etc...
Particolarmente rappresentativi dello spirito del SIJO restano comunque quelli legati alla natura in genere (anche sotto l’aspetto astronomico e metafisico) e quelli inerenti al pensiero Confuciano come ad esempio, la “lealtà”.

UN PO’ DI STORIA

Considerato un cugino dell’haiku, ne troviamo traccia, nella letteratura coreana, già a partire dal XV secolo. Le poesie più antiche, in versione originale, mischiano caratteri cinesi e alfabeto coreano.
Il sijo è una forma di poesia lirica coreana che nacque, innanzi tutto, come canzone con un proprio accompagnamento musicale (si usava il liuto, lo strumento a corde).
Ciò spiega la forte ritmicità del sijo – ci deve essere una ritmicità evidentissima – e il fatto che nei componimenti le frasi fossero sovente ripetute o ci fossero echi e assonanze.
Inizialmente questa forma poetica, nata in seno alla classe nobile per veicolare concetti religiosi o filosofici, veniva trasmessa soltanto attraverso una tradizione orale. E con questo modello lirico gli fece guadagnare popolarità presso le corti reali durante la dinastia dei yangban.
Originariamente, infatti, la scrittura di SIJO era in caratteri cinesi e la sua fruizione era ad appannaggio esclusivo della classe nobile degli Yangban.
Successivamente, però, grazie all’invenzione nel 1443 dell’alfabeto hangul [che adottando caratteri semplificati del cinese poté alfabetizzare il popolo], questa forma di poesia si diffuse con successo anche fra i ceti sociali poveri i quali non sapevano leggere i caratteri cinesi.
Il SIJO è una forma poetica raffinata e sottile, benché breve. La rigida struttura stilistica nasconde armonia e grazia.
Questa forma di poesia conosce la sua più grande fioritura nei secoli XVI e XVII, sotto la dinastia “Joseon” .
Il più illustre autore di sijo è una donna, Hwang Chin-i, nata nel 1500 e vissuta sotto il regno del re Chungjong (1506-1544). La poetessa – stando sempre a quanto ho trovato scritto – sembra fosse abilissima nella tecnica di scrivere SIJO così come nel padroneggiare i doppi sensi e i simbolismi.
Un altro grande poeta è Yun Seondo (1587-1671). Ha scritto una celebre raccolta di SIJO in cui tratta l’avvicendarsi delle stagioni visto attraverso gli occhi di un pescatore.
Sulla origine del SIJO non tutti gli studiosi concordano e ci sono varie teorie in merito. Per alcuni questa forma poetica discenderebbe dai poemi buddisti della dinastia Ming; per altri sarebbe un’antichissima forma di canzone cinese, per altri ancora: sarebbe una trasformazione dei corti poemi dell’epoca di Goryo.

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PS: Di questo particolare tipo di poesia, della quale non ho grande esperienza, non ho altresì molti esempi da sottoporvi. Nel caso specifico io stesso ho cercato di sperimentare, come spero ci provi anche qualcun altro che leggerà queste righe.

Alcuni esempi frutto delle mie sperimentazioni:

Indico la torsione sottolineandola

Rifiorito giardino, appartato cammino,
dove ci scaldavano i nostri sogni gentili,
poi tutto si congelò riflettendo la tua stella.

Tante volte atteso ho nell’ombra il tuo sorriso.
D’amore, di speranza e d’amaro ho pianto sul tuo viso
ed or per te, donna di strada, mi consumo nel fango.

Sono nato nel vento, fra pini e cumuli nembi,
poi germoglio robusto, fra prati verdi di luce,
ora in città, come fieno tagliato seccherò al sole .

Ti vestivano d’ambra le mie mani innamorate
e intrecciavano fili d’argento col profumo di viole,
ma strazio le incatenò d’acuminate spine .

Ci tengo ancora a precisare che sono solo personali sperimentazioni (in totale credo di averne scritti una ventina). Li ho utilizzati per esprimere prevalentemente pensieri d’amore, anche se i temi da approcciare, come già detto,  sono molto più vasti, non disdegnando anche concetti filosofici.

MAGARI L’INEDITO DIVENTASSE UN GIARDINO DI SIJO, POICHÈ SAREBBE ANCHE L’UNICO, PERCHÈ DI SIJO NEL WEB SE NE LEGGONO/TROVANO POCHISSIMI.

 

BUON SIJO A TUTTI!

 


3 thoughts on "9 – IL SIJO – POESIA COREANA"

  1. Maria Bonaria Corona ha detto:

    Ma che meraviglia Alberto!😊 Mentre leggevo friggevo già, perché è da ieri che ho in mente una cosa, giacché un accadimento triste mi ha turbata in questi giorni. E dubbiosa tra Haiku o Tanka, provando, aggiungendo, tagliando, modificando, non ho ancora trovato una soluzione soddisfacente. Lo sai che io ho una devozione per l’Haiku. Ma questo Sijo mi incuriosisce assai! E sperimento subito! Vediamo cosa viene fuori 😁 poi avremo modo di parlarne 🙂 ovviamente per me è una variazione, per quanto la trovi interessante, e in alcune cose simile all’haiku, il mio primo amore rimane sempre lui : l’Haiku 😍
    Belli i tuoi componimenti, complimenti! E complimenti per questo nuovo capitolo, molto chiaro ( perlomeno, credo di aver compreso) ed esaustivo. Grazie! A presto
    Maria B

  2. albertobaroni ha detto:

    Grazie a te Maria Bonaria Corona! Grazie per l’entusiasmo con il quale affronti sempre queste mie considerazioni sulla poesia Orientale1

  3. Fabio martini ha detto:

    Complimenti Albert. Hai ormai colto lo spirito de l’inedito e sono orgoglioso veramente del tuo lavoro che dimostra passione e ricerca. Parteciperò anche io con piacere… sei grande!

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