– SULLA SILLABAZIONE –

Per introdurre il breve escursus relativo alla metrica, che seguirà nelle pagine di questa nuova stanza del nostro Blog, è doveroso ritornare per un attimo sui banchi di scuola, ma solo al fine di ricordare che cosa è la SILLABAZIONE e perché è importante per un poeta conoscere come si suddivide in sillabe una parola.

 

La divisione delle parole in sillabe è un’esigenza della lingua scritta imposta dai confini determinati dalle dimensioni della pagina. Per secoli la pratica di dividere le parole non è stata regolata e le soluzioni sono state pertanto diverse e prive di qualsiasi uniformità… oggi invece tali regole, fissate nel 1969 dall’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione ) le possiamo trovare in ogni buona grammatica della lingua italiana.”

Che cosa è una sillaba?

È la minima unità fonetica che possa essere articolata e percepita acusticamente, e in cui ogni parola può essere divisa; ed è costituita da una vocale cui normalmente si accompagnano una o più consonanti.

Vi ricordate?

“-Una vocale iniziale seguita da una sola consonante costituisce una sillaba: e-la-bo-ra-re; a-lian-te; u-mi-do;i-do-lo; o-do-re, u-no.

-Una consonante semplice forma una sillaba con la vocale seguente: da-do; pe-ra.

-Non si divide mai un gruppo di consonanti formato da b, c, d, f, g, p, t, v + l oppure r: a-tle-ti-ca; bi-bli-co; bro-do; in-cli-to; cre-de-re; dro-me-da-rio; fle-bi-le; a-fri-ca-no; gla-di-o-lo; gre-co; pe-plo; pre-go; tre-no; a-vrà.

-Non si divide mai un gruppo formato da s + consonante/i: o-stra-ci-smo; te-schio; co-sto-la; sco-iat-to-lo; co-stru-i-re; ca-spi-ta, stri-scio-ne.

-Si dividono i gruppi costituiti da due consonanti uguali (tt, dd, ecc. e anche cq) e i gruppi consonantici che non sono ammessi ad inizio di parola (del tipo cn, lm, rc, bd, mb, mn, ld, ng, nd, tm): tetto; acqua; ri-sciacquo; calma; ri-cerca; rabdo-mante; imbu-to; caldo; inge-gne-re; quando; amni-sti-a; Gianmar-co; tecni-co, a-ritme-ti-ca.

-Nei gruppi consonantici formati da tre o più consonanti (rst, ntr, ltr, rtr, btr) si divide prima della seconda consonante, anche in presenza di prefissi come inter-, trans-, iper-, sub-, super-: control-lo, ventri-co-lo, altro, scaltro, in-tersti-zio, transtel-la-re, i-pertro-fi-co, subtro-pi-ca-le, su-percri-ti-ci-tà.

Etc…Etc.

Ma il discorso si farebbe lungo e tedioso, per cui ognuno è libero, riappropriandosi di una grammatica Italiana di ripassare tali regole, ma oggi in questa fase di approccio posso altresì consigliarvi di utilizzare un buon dizionario di Italiano online tipo questo:

http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano.aspx?idD=1

e scrivere la parola di cui si vuole conoscere il significato e la sillabazione

Es. Sillabare e si vedrà questo prospetto:

Sillabare
[sil-la-bà-re]
v. tr.

Come si può notare la parola Sillabare si divide in: sil-la--re.

Quindi 4 sillabe grammaticali, dove si nota che una è accentata.

evidenziata in tal modo perchè è quella sulla quale cade l’Accento Tonico!

Il dizionario divide le parole essenzialmente in sillabe grammaticali.

In seguito vedremo come tali sillabe grammaticali possono altresì diventare, con alcuni accorgimenti, sillabe metriche; che è il motivo per cui nasce questo brogliaccio, che ha solo la pretesa, per chi avrà la voglia di leggerlo, di essere introdotto nell’argomento.

Cosa è l’Accento Tonico?

L’accento tonico è l’elevazione del tono della voce nella pronuncia di una sillaba di una parola rispetto alle altre sillabe della parola stessa, quella sillaba viene pertanto definita TONICA, mentre le altre saranno quelle ATONE.

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NELLA LINGUA ITALIANA LE PAROLE, IN BASE AL LORO ACCENTO TONICO POSSONO ESSERE DI TRE TIPI E CIOÈ:

PIANE: che hanno l’accento tonico sulla penultima sillaba, e sono quelle più numerose nel vocabolario italiano.

Si tratta di parole come:
casa (/sa) – libro ( / bro ) – piede ( piè / de) – giornale ( gior/ /le) –marìto ( ma//to) –patata (pa//ta) etc.

SDRUCCIOLE: che hanno l’accento sulla terzultima sillaba, e dopo le piane sono le più frequenti in italiano.
pallido (pàl/li/do) -sandalo (sàn/da/lo) – zucchero (zùc/che/ro) -antipatico (an/ti//ti/co) -sistemàtico (si/ste//ti/co) – imbevìbile (im/be//bi/le), etc.

TRONCHE: che hanno l’accento sull’ultima sillaba e sono quelle che devono segnalare l’accento anche graficamente vedi:
caffè ( caf/) – città (caf/) – virtù (vir/) – gioventù ( gio/ven/) -maturità( ma/tu/ri/)- università ( u/ni/ver/si/), etc.

NB: in questa categoria rientrano anche tutte quelle che vengono troncate o apocopate: l’apocope è una figura metrica che vedremo più avanti.
Es:  vedranno – ve – dràn – no… apocopata in…ve – dràn
bello – bèl – lo … apocopato in bèl
cielo – ciè – lo …. apocopato in cièl

Molto importante questa distinzione perché anche i versi di una poesia se finiscono con una parola piana, sdrucciola o tronca, si definiranno a loro volta, VERSI PIANI, VERSI SDRUCCIOLI o VERSI TRONCHI.

CHE COSA È UN VERSO?

Il verso è l’unità metrica base per la poesia, sia sotto il punto di vista ritmico che puramente visivo. Tipograficamente è delimitato dalla discesa a capo, cioè quando il significato, il pensiero, in esso contenuto lo si ritiene completo e si va quindi a capo per iniziare il verso successivo.

Nella metrica scolastica, consiste in una successione di sillabe strutturata secondo certe regole, cioè in base al loro numero, alla dislocazione delle sillabe toniche e atone, e alla posizione degli accenti.

Per questo motivo la versificazione nella poesia Italiana è definita “ACCENTUATIVA

 

UN PO’ DI STORIA:

A tal scopo va precisato che nella versificazione greca e latina le parole erano disposte nel verso in modo regolare e costante a seconda della lunghezza o della brevità delle sillabe da cui erano formate.
Si distingueva tra sillaba breve e sillaba lunga: convenzionalmente due tempi brevi corrispondevano ad uno lungo. Sillabe brevi e/o lunghe, da sole o insieme, formavano una unità metrica, il piede, costituito da due a quattro sillabe, con una parte accentata detta tesi ed una parte debole detta arsi; il verso era formato da più piedi nei quali l’alternanza di sillabe lunghe e sillabe brevi, opportunamente disposte, determinava una speciale cadenza o modulazione detta ritmo. Chi ha fatto il Liceo Classico se lo ricorderà.
Questa disposizione delle parole di un verso a seconda della posizione o della quantità delle sillabe che le compongono, spiega il significato di una versificazione classica definita su base ”QUANTITATIVA, cioè fondata sulla quantità delle sillabe e sul ritmo scandito dall’alternanza di sillabe lunghe e brevi.

La versificazione italiana ha altresì seguito, come nelle altre lingue neolatine, l’evoluzione del volgare, acquisendo una peculiarità fondamentalmente diversa da quella classica: la nostra poesia, che fra l’altro può presentare anche la rima, si differenzia da quella classica di cui sopra, perché gli accenti grammaticali e ritmici normalmente coincidono; ciò vuol dire che il verso consta di parole formate da un numero di sillabe obbligato disposte in modo che l’accento tonico determini il ritmo del verso.

Ecco perché la versificazione italiana, è definita “ACCENTUATIVA”

RIEPILOGANDO:

La metrica italiana è accentuativa, perchè:

1.Si basa sull’alternanza di sillabe accentate (toniche) e sillabe prive di accento (àtone);
2. è isosillabica, cioè prevede un numero fisso di sillabe per ogni tipo di verso (Es: 9 per il Novenario, 11 per L’endecasillabo, etc.);
3. assegna una posizione costante agli accenti ritmici (nell’endecasillabo ad esempio, essi possono trovarsi sulla 4°, 8° e 10° sillaba, oppure sulla 4°, 7° e 10° sillaba, oppure sulla 6° e 10° sillaba);
4. non altera la pronuncia naturale delle parole (ad es. non potremo mai pronunciare tavòlo invece di tàvolo);
5. impiega spesso la rima.

SEGUE: nella parte successiva esamineremo quali sono le tipologie dei versi,  e i loro accenti.

 

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