03 – TIPOLOGIE DEI VERSI e LORO ACCENTI

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TIPOLOGIE DEI VERSI e LORO ACCENTI

Abbiamo già detto che i VERSI si definiscono PIANI, SDRUCCIOLI, TRONCHI, in base a dove è allocato l’accento tonico nell’ultima parola alla fine del verso stesso, che tecnicamente si dice in uscita del verso.

Evidenzio in neretto la sillaba dove cade l’accento tonico.

La sillabazione che troverete qui di seguito è grammaticale; vedremo più avanti come dalla sillabazione Grammaticale si passerà a quella Metrica applicando alcune figure prosodiche con le quali adatteremo il numero di sillabe alla esigenza della versificazione.

Esempi:

-VERSO PIANO ( o parossitono) se l’ultima parola del verso ha l’accento tonico sulla penultima sillaba:
Chiesa del Dio vivente – Chie/sa/ del /Di/o/vi/vèn/te
(A.Manzoni, La Pentecoste)

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– VERSO TRONCO (od ossitono) se il verso termina con una parola ossitona il cui accento tonico cade sull’ultima sillaba della parola stessa.
col suo sangue la tinta darà.  – Col/su/o/san/gue/la/tin/ta/da/

-In questa categoria rientrano anche tutti quei versi che finiscono con una parola apocopata/troncata
E di pensier – E/di/pen/sièr ( pen –siè – ro apocopato/troncato in pen – sièr)

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-VERSO SDRUCCIOLO ( o proparossitono) se il verso termina con una parola il cui accento tonico cade sulla terzultima sillaba:
Sparsa le trecce morbide – Spar/le/trec/ce/mòr/bi/de

(A.Manzoni- Coro Adelchi)

Prendiamo ora in esame quali sono i principali versi della poesia italiana, in base all’accento tonico che cade a fine verso sulla penultima sillaba e che è chiamato “ACCENTO OBBLIGATORIO o FISSO”  e che per comodità da ora in avanti chiameremo sempre FISSO.

L’esame e il conseguente elenco che vi propongo si basa solo sui versi PIANI  perché solo dal raffronto con il verso piano vedremo poi come ci comporteremo metricamente quando il verso sarà altresì Sdrucciolo o Tronco.

 Allora vediamo come si chiamano i versi piani in base al loro accento FISSO in uscita.

QUATERNARIO:(quattro sillabe) L’accento FISSO dovrà sempre cadere sulla terza sillaba
QUINARIO:(cinque sillabe)…………….sulla quarta sillaba
SENARIO:(sei sillabe)…………………….sulla quinta sillaba
SETTENARIO:(sette sillabe)…………..sulla sesta sillaba
OTTONARIO:(otto sillabe)……………..sulla settima sillaba
NOVENARIO:(nove sillabe)……………sulla ottava sillaba
DECASILLABO:(dieci sillabe)………..sulla nona sillaba
ENDECASILLABO:(undici sillabe)…sulla decima sillaba

 

Nella disamina non ho considerato il bisillabo e il trisillabo o ternario perché tali versi composti da due o tre sole sillabe non sono considerati a tutti gli effetti versi compiuti ma” frammenti di verso”.

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Ora la prima domanda logica che sorge spontanea è: ma un verso è composto da più parole, che a loro volta contribuiscono alle sillabe del verso.
In questa fase abbiamo posto l’attenzione solo sull’ultima parola  a fine verso e sul conseguente accento che chiameremo Fisso; ma poiché ognuna delle altre parole del verso ha a sua volta un suo accento tonico, tali accenti li chiameremo Principali e Secondari.
Quindi:

L’ACCENTO FISSO: che già conosciamo è quello che cade sempre sulla penultima sillaba del verso.

Gli ACCENTI PRINCIPALI: sono gli accenti tonici presenti nelle altre parole che contribuiscono al numero di sillabe del verso e che, come vedremo di seguito, dovranno essere allocati in ben precise posizioni del verso, affinchè lo stesso risulti correttamente composto metricamente.

GLI ACCENTI SECONDARI: sono gli accenti che esulano dalle precise posizioni che vedremo qui di seguito, che incontreremo sopratutto in versi lunghi, ma non rilevanti rispetto alla corretta composizione metrica del verso stesso.

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PRENDIAMO ORA IN ESAME VERSO PER VERSO NELLA LORO COMPLETEZZA ACCENTUATIVA, relativamente agli accenti Fissi e Principali.

NB –RICORDO CHE IN QUESTA FASE STIAMO ESAMINANDO SOLO VERSI PIANI.

Vi indicherò, come sopra, in rosso sempre l’accento Fisso ed in viola quello/li Principale/li che dovranno avere nel verso, come giò detto, posizioni ben precise.

Solo in questa sede, nella sillabazione, per vs. comodità, continuerò ad evidenziarvi la sillaba tonica, oltre che con il colore anche con l’accento, cosa che nella scrittura normale, come ovvio, non avviene.
In questa disamina inserisco altresì anche i bisillabi e i trisillabi che, per la loro brevità hanno giocoforza solo l’accento fisso.

Nella sillabazione dei versi incontreremo questo simbolo ^ che sta per evidenziare la sinalefe, figura metrica che vedremo in seguito.

BISILLABO: (sillabe 2)
il bisillabo, se usato singolarmente, ha per forza un unico accento fisso sulla prima sillaba, (ma altresì se usato all’interno di un verso più esteso potrebbe diventare anche principale, a seconda della posizione dove lo incontriamo).

Dietro – diè/  tro – Riso – / so –  Quàlche – quàl/che – Vetro – /tro

TRISILLABO o TERNARIO: (sillabe 3)
Ha un unico accento fisso sulla seconda sillaba.

La morte – La/ mòr / | te –
si sconta – si/ scón / ta
vivendo – vi/ vén/ do –
(G.Ungaretti)

QUATERNARIO: (sillabe 4)

Ha l’accento fisso sempre sulla terza sillaba.

Quello principale può cadere liberamente o sulla prima sillaba o sulla seconda sillaba
Questo verso, breve e fortemente ritmato, non è adatto per poesie serie e impegnative, ma spesso per filastrocche.

Dimmi cara – Dim / mi / / ra- (1° – 3°)
Così sia –  co / //a – (2° – 3°)

QUINARIO: ( sillabe 5 )
Ha l’accento fisso sempre sulla quarta sillaba.
L’accento principale può cadere liberamente o sulla prima o sulla seconda sillaba.

Il ritmo incalzante del quinario sottolinea la drammaticità e il precipitare degli eventi; un verso che si può usare anche da solo in una poesia se si vuole creare l’atmosfera di cui sopra. Un verso che insieme al settenario e all’endecasillabo, appartiene alla cerchia dei versi più “nobili”, nella valutazione dantesca, della nostra tradizione letteraria.

Né mai quel monte – / mai /quel / mòn / te – (1° – 4°)

Ma qui non sono. – ma/qui/non//no – (2° – 4°)

SENARIO: ( sillabe 6 )

Ha l’accento fisso, sempre sulla quinta sillaba.

L’accento principale canonico cade sulla seconda sillaba, ma in alternativa può presentare anche due accenti uno sulla prima  e sulla terza sillaba –
– Anche il senario è un verso molto ritmico e “popolare”, più adatto per argomenti satirici o comunque leggeri od amorosi.

Le nostre giornate. –  Le//stre/gior//te – (2° – 5° )

Questo scialbo sole. –  Què/sto/sciàl/bo//le – ( 1°-3°- 5)

SETTENARIO: ( sillabe 7 )

Ha l’accento fisso sempre sulla sesta sillaba.

Nel settenario l’accento principale può cadere indifferentemente, a scelta, su una delle prime quattro sillabe.

Dopo l’endecasillabo, è il verso più usato e più bello della poesia italiana; è anche abbastanza facile da comporre, perché, come già detto, ben quattro sono le posizioni in cui possono cadere gli accenti principali; prima, o seconda, o terza, o quarta quindi è molto difficile fare un settenario sbagliato. ( ^ evidenzia la sinalefe che vedremo in seguito)

L’albero a cui tendevi – L’al /be /ro^a /cui /ten /de /vi – (1°- 6°)
la pargoletta mano – la /par /go /let / ta /ma /no  (4°- 6°)
il verde melograno – il /ver /de /me /lo /gra /no ( 2°- 6°)

OTTONARIO : ( sillabe 8 )

Ha l’accento fisso sulla settima sillaba.

L’accento principale più importante e sempre presente, tanto da consideralo quasi un fisso  è quello sulla terza sillaba,  gli altri sono liberi anche se è preferibile che si trovino sulla prima e sulla quinta sillaba.
Questa tipologia di verso, proprio per il suo costrutto accentuativo e per le sue caratteristiche ritmiche è spesso usato nelle filastrocche.

Guarda, presto, sono sveglio! – Guàr/da/prè/sto//no/svè/glio! – ( 1°-3°-5°-7°)
Dimmi, cara, quanto vale  – Dim/mi/ca/ra/quan/ to/va/le – idem c.s.
quel che tu chiami bisogno? – Quel/che/tu/chia/mi /bi /so /gno – (1°- 3°-4°-7)

NOVENARIO : ( sillabe 9 )

Ha l’accento fisso sempre sulla ottava sillaba.
Gli accenti principali – li troviamo sempre sulla seconda e sulla quinta sillaba.
– Il fatto che gli accenti siano ad intervalli regolari, ogni tre sillabe, e che tutti i novenari, normalmente, abbiano gli stessi accenti, dà a queste composizioni una musicalità molto ritmata e ripetitiva.
Ma non è decisamente un verso facile!

il giorno fu pieno di làmpi; – il/ gior/ no/ fu/ pie/no/di/làm/pi – (2°-5°-8°)
le tacite stelle. Nei campi – le//ci/te/stél/le/dei /càm/ pi – (idem c.s)
le tremule foglie dei pioppi – le/trè/mu/le//glie/dei/piòp/pi – (idem c.s)

DECASILLABO: ( sillabe 10)

Ha l’accento fisso sulla nona sillaba.
Gli accenti  principali, sono sulla terza sillaba e una sulla sesta.
Anche qui gli accenti sono ad intervalli regolari, ogni tre sillabe, e vale perciò la stessa osservazione fatta per il novenario.

Soffermati sull’arida sponda – Sof/fer//ti/sul/l’à/ ri/da/ spòn/da – (3°-6°-9°)
volti i guardi al varcàto Ticìno, –  vol/ ti^i/ guàr/di^al/ var//to/ Ti//no – (idem c.s.)

NB: Nell’ultimo verso di cui sopra, troviamo che la sua prima sillaba è accentata tonicamente ” Volti – Vòl – ti ” ecco questo è un caso di Accento Secondario, che lo rende diverso come ritmo dal verso che lo precede, ma non lo cambia come composizione metrica.

ENDECASILLABO: ( sillabe 11 )

L’accento fisso cade sempre sulla decima sillaba

Gli accenti principali cadono in prevalenza sulla quarta e sulla sesta sillaba, ma molti sono in questa tipologia di verso gli schemi accentuativi.

Eccone alcuni:

4°, 7°, 10°

4°, 6°, 10°

4°, 8°, 10°

2°, 4°, 6°, 8°, 10°

[endecasillabo giambico]

1°, 4°, 7°, 10°

[endecasillabo dattilico]

3°, 6°, 10°

[endecasillabo anapestico]

NB: proprio per via delle diverse possibilità di come posizionare gli accenti principali, a questo verso quindi, data la sua grande importanza nella nostra poesia ed il suo uso ancora oggi costante da parte di molti poeti contemporanei, più avanti sarà dedicata una pagina a se stante.

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 VERSI COMPOSTI o DOPPI

Talvolta per avere un maggiore spazio espositivo, taluni dei versi di cui sopra possono essere usati abbinati, cioè raddoppiati; non è di certo un esercizio facile e fra l’altro nemmeno tanto usato. Vi accenno alle combinazioni più frequenti.

DOPPIO SENARIO o DODECASILLABO

Ciascuna metà di questi versi (ho diviso con una lineetta le due parti allo scopo di evidenziarle, ovviamente da non usare nella reale esposizione scritta del verso) può essere vista come un normale senario, con gli accenti sempre sulla seconda e sulla quinta sillaba.

Il sole declina – fra i cieli e le tombe

Il/so/ le/ de/ cli/ na – fra^i/ cie/ li^e/ le/ tom/be
Ovunque l’inane – caligine incombe.
Udremo sull’alba – squillare le trombe?
(Gabriele D’ Annunzio)

DOPPIO SETTENARIO

Noto come “Alessandrino” nella poesia medioevale Francese, è conosciuto come “Martelliano”, dal nome del poeta P.I. Martello (1665-1727) che lo lanciò, imitandolo, nella poesia italiana. Che fra i versi doppi è quello di certo da tenere ancora in considerazione per la grande forza ritmica che ne deriva.

Esempi:

Tra bande verdi gialle – d’innumeri ginestre

Tra/ban/de/ver/di/gial/le – d’in/nu/me/ri/gi/ne/stre

la bella strada alpestre || scendeva nella valle.
(Guido Gozzano)

I pontili deserti – scavalcano le ondate

I/pon/ti/li/de/ser/ti – sca/val/ca/no/le^on/de
(Mario Luzi)

DOPPIO OTTONARIO

Un verso molto raro nel Novecento, che anche nella sua versione doppia non perde il suo ritmo cantilenante.

Guarda, presto, sono sveglio! – Non ricordo più il mio sogno.

Guàr/da/prè/sto//no/svè/glio! – Non/ri/cor/do/più^il/mio/so/gno
Dimmi, cara, quanto vale – quel che tu chiami bisogno?
(Mario Famularo)
 

Segue:

REGOLE ( Raffronto fra versi Piani -Tronchi e Sdruccioli) e FIGURE o FORME METRICHE.

 

 

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