04 – REGOLE e FIGURE/FORME METRICHE.

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 REGOLE E FIGURE/FORME METRICHE.

Nel post n.3 – TIPOLOGIE DEI VERSI e LORO ACCENTI, abbiamo visto che i versi, a seconda di dove cade l’accento tonico nella parola che chiude il verso, si definiscono PIANI – SDRUCCIOLI o TRONCHI –

PRO MEMORIA:

-VERSO PIANO ( o parossitono) se l’ultima parola del verso ha l’accento tonico sulla penultima sillaba:
Chiesa del Dio vivente – Chie/sa/ del /Di/o/vi/vèn/te
(A.Manzoni, La Pentecoste)
* * *
– VERSO TRONCO (od ossitono) se il verso termina con una parola il cui accento tonico cade sull’ultima sillaba della parola stessa.
col suo sangue la tinta darà.  – Col/su/o/san/gue/la/tin/ta/da/

-Oppure:

e di pensier – e/di/pen/sièr – (  vedi pensiero – troncato/apocopato in pensièr!)

-Sono tronchi anche tutti quei versi che terminano con un monosillabo sia che siano o meno accentati, ma a maggior ragione se sono accentati (fu, re, qui -dà, là, lì), esempio:

là mi dirai di sìla/mi/di/rai/di/sì 

partiam, ben mio, di qui. – par/tiam/ben/mio/di/qui

* * *
-VERSO SDRUCCIOLO ( o proparossitono) se il verso termina con una parola il cui accento tonico cade sulla terzultima sillaba:
Sparsa le trecce morbide – Spar/le/trec/ce/mòr/bi/de

(A.Manzoni- Coro Adelchi)

 

Vediamo ora come si conteggiano i versi Tronchi e Sdruccioli. Quando ci accingiamo a scrivere un qualsiasi verso di quelli in precedenza esaminati, dobbiamo sempre aver cura di controllare con quale tipologia di parola lo concludiamo, cioè l’ultima del verso, dove si trova sempre l’accento Fisso del verso stesso.

Se stiamo ad esempio componendo un SETTENARIO, dobbiamo ricordare principalmente quale accento fisso prevede il settenario PIANO, che è quello sulla sesta sillaba.

-Ora se il verso che stiamo componendo finisce con una parola Sdrucciola purchè il suo ultimo accento tonico cada sulla sesta sillaba sarà a tutti gli effetti un settenario, perché lo conteggeremo con una sillaba in meno.

-Se il verso che stiamo componendo finisce con una parola Tronca, purchè il suo ultimo accento tonico cada sulla sesta sillaba, sarà anch’esso un settenario, perché lo conteggeremo con una sillaba in più.

Ecco quanto sopra detto riunito in una strofa della ” Vita Rustica ” del Parini dove i versi sono tutti settenari e dove tutti, se controllate, hanno l’accento fisso sulla sesta

( ^ è la sinalefe che vediamo in questa stessa pagina subito dopo)

La scrivo così com’è poi la sillabo:

Me non nato a percotere
le dure illustri porte
nudo accorrà, ma libero
il regno della morte.
No, ricchezza nè onore
con frode o con viltà
il secol venditore
mercar non mi vedrà

Me/non/na/to^a/per/co/te/re……Sdrucciolo
le/du/re^il/lu/stri/por/te…………..Piano
nu/do^ac/cor/rà/ma/li/be/ro…….Sdrucciolo
il/re/gno/del/la/mor/ te……………..Piano
No,/ric/chez/za/ne^o/no/re……….Piano
con/fro/de^o/con/vil/……………..Tronco
il/ se/col/ven/di/to/re…………………Piano
mer/car/non/mi/ve/drà………………Tronco

Come noterete tutti gli accenti fissi di questi versi metrici cadono sulla sesta e quindi sono tutti settenari,

Quindi riassumendo, al fine del conteggio delle sillabe, i versi sdruccioli e i versi tronchi si misurano sull’accento Fisso del verso piano che intendiamo comporre e ciò vale per tutte le tipologie di verso esposte in precedenza.

 

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ORA PRENDIAMO IN ESAME LE PIÙ FREQUENTI FIGURE o FORME METRICHE.

 

Già sappiamo di quante sillabe deve essere composto un determinato verso, vi ricordate: sette un settenario, otto un ottonario, undici un endecasillabo etc.; ma poi con nostra sorpresa quando andiamo a leggere ad esempio un sonetto, che poi vedremo che generalmente è composto di endecasillabi, o alcuni versi della Divina Commedia, anch’essa composta in endecasillabi, ci accorgiamo che, ad una attenta sillabazione le sillabe grammaticali non corrispondono a quelle previste nella tipologia del verso che stiamo leggendo.

Ecco che è arrivato il momento di parlare di:

 SILLABE METRICHE.

Già nel differente conteggio dei versi sdruccioli o tronchi, ne abbiamo visto una applicazione.

Come può essere che versi metricamente omogenei contengano un numero differente di sillabe? Evidentemente le sillabe conteggiate nel sistema metrico italiano, dette sillabe metriche o posizioni metriche, non corrispondono alle sillabe grammaticali, o non vi corrispondono sempre.

C’è ad esempio corrispondenza in un verso come questo:

mu | ta | d’ac | cèn | to = 5 sillabe grammaticali e 5 sillabe metriche,

ma non in tutti i versi questo accade, perché il computo metrico non si basa sulla grafia delle parole, bensì sulla loro effettiva pronuncia ritmica e intonativa (prosodìa).

Qui di seguito esamineremo i fenomeni di fusione fra due o più sillabe grammaticali in una sola sillaba metrica, che prendono il nome di figure o forme metriche, fra le quali la prima è la SINALEFE.

 

LA SINALEFE – Nelle seguenti sillabazioni la indicherò col segno grafico ( ^ )

È il termine tecnico per indicare genericamente il fenomeno della fusione di due sillabe consecutive che diventano una sola sillaba. Avviene quando, all’interno di un verso una parola termina per vocale e la parola successiva inizia per vocale.
Questa forma metrica è sicuramente la più importante e quella che più spesso ci capiterà e che salvo  rarissimi casi (vedi sotto Dialefe), va sempre applicata.

Esempio:
La casa amica – la – ca – sa – a – mi – ca
Conteggiandolo grammaticalmente, il verso risulta di 6 sillabe
ma la parola “casa” termina per vocale e la parola “amica” inizia per vocale. Le due sillabe, per effetto della sinalefe si fondono in una sola sillaba, riducendo il verso a 5 sillabe metriche.
la – ca – sa^a – mi – ca 5 sillabe metriche.

Altri esempi:

Dolce e chiara è la notte e senza vento- (G. Leopardi, La sera del dì di festa)

Dol/ce/e/chia/ra/è/la/not/te/e/sen/za/ven/to- 14 sillabe grammaticali

Dol/ce^e/chia/ra^è/la/not/te^e/sen/za/ven/to -11 sillabe metriche

 

…e il naufragar m’è dolce in questo mare. – (G. Leopardi, L’infinito)

e/il/nau/fra/gar/m’è/dol/ce/in/que/sto/ma/re- 13 sillabe grammaticali

e^il/nau/fra/gar/m’è/dol/ce^in/que/sto mar/re- 11 sillabe metriche

Importante ricordare che:

la sinalefe coinvolge anche vocali appartenenti a due parole separate da una virgola o da altra punteggiatura e vocali atone con vocali toniche (cioè, rispettivamente, con o senza accento tonico) e anche più vocali contigue e può essere usata più volte all’interno dello stesso verso.
Esempio:
Amare e ancora amare
A – ma/re^e^an/co/ra^a/ma/re

Ci tengo a precisare che in questi esempi esplicativi la sinalefe è indicata con il segno ^, mentre nei versi che troverete nelle poesie, questa figura metrica non è così indicata, ma sarà il lettore che ne intuirà l’applicazione da parte del poeta.

LA DIALEFE

È il fenomeno opposto della Sinalefe.

(Dal greco dialéipho, “separo”), è una figura metrica che consiste nel tenere distinte, nel computo delle sillabe, due vocali, di cui una alla fine di una parola e una all’inizio della successiva. Le due vocali quindi non si fondono, ma vengono lasciate distinte .

Si applica spesso in presenza di monosillabi o di sillabe fortemente accentate.
Ritengo, anche se è solo una mia opinione personale, che preferibilmente si debba usare sempre la sinalefe, perché da Petrarca in poi, che la usò talvolta, la dialefe venne messa da parte e sentita come un tecnicismo arcaico, da utilizzare solo in casi speciali.
E questi casi speciali io li ridurrei solo quando entrambe le vocali, sia quella finale che quella iniziale, sono proprio accentate o una è accentata è l’altra ha l’accento tonico cade proprio su quella sillaba:

La virtù è cosa rarala/vir//è/co/sa/ra/ra
È or che me ne vada – È/or/che/me/ne/va/da

dove È ha l’accento a tutti gli effetti ed or, che deriva dalla apocope di ora, è altresì accentata tonicamente.

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Per parlare delle due successive figure metriche introduco la nozione di VERSO IPERMETRO, che in parole povere è un verso che rispetto a quello che è nostra intenzione scrivere ha una sillaba in più,  e che non vogliamo cambiare, magari perché particolarmente ben riuscito. Ecco che in questo caso ci vengono in aiuto, in particolari condizioni,  l’anasinalefe e l’episinalefe.

Le condizioni particolari sono che i versi interessati da entrambe queste due figure metriche finiscano ed inizino con una vocale.

ANASINALEFE

La sillaba con cui inizia un verso ipèrmetro viene assorbita, formando sinalefe, dalla sillaba finale del verso precedente. In questo caso il verso che prima era ipèrmetro dopo non lo è più.

Consideriamo i seguenti versi che vorremmo fossero una settenario ed un quinario.
Mille cose la sera – Mil/le/co/se/la/se/ra – 7 sillabe-settenario piano
ancora da fare – an/co/ra/da/fa/re – 6 sillabe – verso ipermetro.
Il primo a posto grammaticalmente ed anche metricamente in quanto non necessita al suo interno di nessuna figura metrica particolare, ma dove notiano che finisce con una vocale.

Il secondo grammaticalmente con una sillaba in più e dove notiamo che inizia con una vocale.
Nel conteggio delle sillabe metriche, possiamo allora applicare l’anasinalefe, per cui l’ultima sillaba della parola “se–ra” entra in sinalefe con la sillaba iniziale del verso successivo, “an–co–ra” e a sé l’assimila, togliendola al conteggio dell’ultimo verso; che risulta così rientrante nelle cinque sillabe previste.Il primo verso rimane di sette sillabe, mentre il successivo si può ora conteggiare in cinque sillabe.
Vediamo:

mil/le/co/se/la/se/ra^an –  7 sillabe
co-ra-da-fa-re – 5 sillabe

EPISINALEFE

Qui la posizione del verso ipermetro si inverte.

La sillaba finale di un verso ipèrmetro si fonde con la sillaba iniziale del verso successivo, e da questa si fa inglobare. Il verso che prima risultava ipèrmetro ora verrà conteggiato con una sillaba in meno.

Poniamo, come nell’esempio sottostante, di voler scrivere un Haiku che prevede metricamente d’obbligo un quinario, un settenario, un quinario
un canto qui-
mille piccole farfalle
alzano al cielo

Conteggiamo i tre versi grammaticalmente:

un/can/to/qui – 4 sillabe grammaticali, ma siccome il verso è tronco, perché finisce con un monosillabo, metricamente lo si conteggia una sillaba in più e quindi è un quinario.

mil/le/pic/co/le/far/fal/le – 8 sillabe – verso ipermetro
al/za/no^al/cie/lo  – metricamente di 5 sillabe per effetto della sinalefe interna.
Per quanto riguarda il verso ipermetro, lo stesso per l’applicazione della episinalefe dove la sillaba finale “le” della parola farfalle  va a fondersi con la sillaba iniziale “al” dell’ultimo verso (al-za-no) e con questa fa sinalefe e diventa così di sette silabe:

Vediamo:

mil/le/pic/co/le/far/fa….7 sillabe

le^al-za-no^al-cie-lo……….5 sillabe – rimane di cinque sillabe

Anche in questo caso tali figure metriche nella grafia del verso non verranno esplicitate con il segno ^, come stiamo facendo in questi esempi  e la sillaba che fa anasinalefe o episinalefe rimarrà nel verso d’appartenenza, ma sarà il lettore nel conteggio del verso che ne intuirà l’applicazione da parte del poeta.

A questo punto abbiamo già quasi tutti gli elementi necessari per comporre un verso metricamente corretto, avendo esaminato quali sono le sue accentuazioni e conosciute le più importanti figure metriche.

NB : L’argomento n.5 riguarderà figure metriche, di minore importanza, o meno d’uso al giorno d’oggi  e la Sineresi e la Dieresi, figure metriche invece importanti nel loro uso all’interno delle parole di un verso.

 

 

 

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