05 – ALTRE FIGURE METRICHE/MORFOLOGICHE + SINERESI E DIERESI

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ALTRE FIGURE METRICHE/MORFOLOGICHE

Un breve accenno ad alcune altre figure metriche morfologiche che nella modernità sono ormai di rarissimo uso, se escludiamo l’apocope.


L’APOCOPE si ha quando in una parola cade la sillaba finale.
Esempi: Era nel fior fiore degli anni / Amore con amor si paga

L’apocope si usa non solo nella poesia per ragioni di stile o di rima, ma anche nella prosa, dove si voglia essere maggiormente espressivi e puliti nella lettura. Basti pensare ai troncamenti nelle forme verbali dell’imperativo.

 La PROTESI (o prostesi) che si ha quando l’autore aggiunge all’inizio di una parola una consonante, una vocale o una sillaba per ragioni eufoniche:
Cloridan, cacciator tutta sua vita,
di robusta persona era et isnella (L.Ariosto, Orlando Furioso).

 L’EPENTESI  (o anaptissi) si ha quando una vocale in più è inserita nel corpo della parola:
similemente il mal seme d’Adamo ( Dante Inferno).

 L’ EPITESI (o paragoge) si ha quando è aggiunta una sillaba alla fine della parola:
Vuolsi così colà dove si puote(Dante Inferno).

 L’AFERESI è la caduta di una sillaba o di una lettera all’inizio di parola:
che durerà del (in)verno il grande assalto – (Dante, Rime).

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DITTONGO – IATO – SINERESI – DIERESI

Nella pagina precedente abbiamo imparato cosa sono una Sinalefe ed una Dialefe, entrambi figure o forme metriche che riguardano l’incontro tra la vocale finale di una parola e quella iniziale della parola successiva; in questa sede parleremo della Sineresi e della Dieresi, che riguardano invece l’incontro tra vocali interne ad una parola. Le regole per cui ciò può avvenire sono stabilite dalla PROSODIA che è il complesso delle leggi che regolano l’intonazione, l’accentazione e il tono di una lingua, spec. per quanto riguarda la versificazione.

Ma prima dobbiamo conoscere cosa avviene all’interno di una parola quando c’è l’incontro di due vocali consecutive e che in taluni casi si fondono formando un Dittongo, oppure si separano formando Iato.

Questi due casi sono aspetti basilari ed importanti della sillabazione, ed anche in questo caso ci tengo a sottolineare, che non essendo questo un testo universitario mi soffermo sull’essenziale, consigliando ognuno di coloro che vorranno approfondire l’argomento, di consultare un buon testo di grammatica e vedere ad esempio anche cos’è un trittongo, cos’è una semiconsonante, una semivocale, un dittongo ascendente o discendente o mobile, etc.etc.

 

Il formarsi di uno Iato o di un Dittongo dipende dall’incontro all’interno di una parola  di vocali DEBOLI che sono la “  i – u  “- o FORTI  che sono la – a-e-o – dal loro ordine di successione nella parola stessa  e dalla posizione dell’accento tonico tra le vocali.

Non poche sono le combinazioni d’incontro delle vocali di cui sopra, in base al fatto che siano entrambe atone o una delle due sia accentata tonicamente e dove il DITTONGO si ha quando due vocali si pronunciano con un’unica emissione di voce/fiato e che per questo sono considerate appartenenti ad un’unica sillaba.

Lo IATO si ha invece, quando due vocali vengono pronunciate separatamente, e quindi considerate appartenenti a due sillabe diverse.

Perché è importante determinare all’interno della parola se ci troviamo di fronte ad un dittongo o ad uno iato? Perché vedremo poi in questa stessa pagina come potremo intervenire a modificarli con una Sineresi o con una Dieresi,  se ciò sarà necessario alla composizione metrica del nostro verso.

Per verificare in quale dei due casi ci troviamo, preventivamente dobbiamo sillabare la parola in esame e vedere la sua accentuazione, a tal scopo ricorriamo come al solito ad un buon vocabolario di italiano online tipo: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano.aspx?idD=1

Da questo esame possiamo trovarci di fronte a queste combinazioni d’incontro:

Due vocali Deboli

Due vocali Forti

Una Debole e una Forte

Una Forte e una Debole

per ciascuno dei quattro casi vi possono essere tre possibili combinazioni:
a) – nessuna delle due vocali è accentata
b) – la prima vocale è accentata
c) – la seconda vocale è accentata

Quindi a seconda della posizione dell’accento tonico su una delle due vocali, rilevato come anzidetto con il dizionario di cui sopra o dalla assenza di accento tonico in entrambe, possiamo vedere se si determina lo IATO o il DITTONGO.

Per non dover ricordare a memoria le ben dodici possibili combinazioni vi fornisco, sperando vi sia utile, questo piccolo schema da me creato, dove le vocali deboli le indico con “D” e le forti con “ F

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DD – Due deboli entrambe non accentateDITTONGO – Es: ag- giu -stà -re.
DD – Due deboli in cui la prima è accentata  – IATO –  Es. flù i – do.

DD – Due deboli in cui la seconda è accentataDITTONGO – Es: p – ma.

FF – Due forti entrambe non accentate – IATO ( Es: a – e – ro – stà – to )
FF – Due forti in cui la prima è accentata – IATO ( Es: me – tè – o ra )
FF – Due forti in cui la seconda è accentata – IATO ( Es: pre – àm – bo – lo )

DF – Una debole + una forte, entrambe non accentateDITTONGO ( Es: gua – dà -gno )
DF – Una debole + una forte, in cui la prima debole è accentata IATO –Es: fru – scì o
DF – Una debole + una forte, in cui la seconda forte è accentataDITTONGO Es: fuò – co / ab – ba – ià – re

FD – Una forte + una debole, entrambe non accentate – DITTONGO – Es: rau – ce – di -ne /cauc – ciù )
FD – Una forte+ una debole, in cui la prima forte è accentataDITTONGO -Es: a – de – nòi – de /// flàu – to
FDUna forte +una debole, in cui la seconda debole è accentataIATO – Es: paù – ra /ab – ba ì – no ).

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Nella corretta composizione metrica del verso che intendiamo scrivere, non è necessario intervenire con la sineresi o la dieresi per modificare uno Iato o un dittongo, anzi è meglio se quella parola la possiamo utilizzare così come nasce. Pertanto è facoltà del poeta applicarle o meno.

Quando invece per motivi metrici o ritmici, siamo costretti ad intervenire sul numero di sillabe del verso stesso allora possiamo ricorrere alla:

 

SINERESI  che si applica quando due vocali che normalmente formerebbero uno iato (ossia che apparterrebbero a due sillabe diverse) vengono inglobate in un’unica sillaba.

Vediam un esempio di un verso con al suo interno la parola armonia
[ar-mo-nì-a]
dove le vocali ìa formano uno iato, mentre nel seguente verso

Ed erra l’armonia per questa valle – (Giacomo Leopardi, Il passero solitario)

Ed/er/ra/l’ar/mo/ni/a/per/que/sta/val/le -dodici sillabe grammaticali

Il poeta le raggruppa in una unica sillaba

 “Ed/ er/ra/ l’ar/mo/nia/ per/ que/sta/ val/le “

al fine di mantenersi nelle 11 sillabe previste dall’endecasillabo.

 NB: La sineresi non va indicata ortograficamente ed è lasciata alla sola intenzione dell’autore ed alla sola intuizione del lettore.

Rarissimi sono i casi in cui non si può applicare e anzi è considerata un fatto tipico ed istituzionale del linguaggio poetico.

 

DIERESI che è la divisione in due sillabe di due vocali interne alla parola che fanno DITTONGO – perciò grammaticalmente appartenenti ad una sola sillaba.

È purtroppo obbligatorio evidenziarla con due punti disposti orizzontalmente sulla vocale atona del gruppo, cioè quella accentata tonicamente vedi: reale [re-à-le] rëale

o la prima delle due non accentate vedi: atrio[à-trio] – atrïo

Vediamo un verso con al suo interno la parola orientale [o-rien-tà-le] dove c’è l’incontro della i e della e di “rien” una vocale debole ed una forte entrambi non accentate e che quindi formano dittongo, vedi:

Dolce colore d’orïental zaffiro – (Dante – Purgatorio)                                                                                                 Dol/ce/co/lor/d’o/rien/tal/zaf/fi/ro – grammaticalmente 10 sillabe

Il poeta applicando la dieresi divide il dittongo in rien per ottenere le 11 sillabe previste dall’endecasillabo.                                                                                                                                                              Dol/ce/co/lor/d’o/rï/en/tal/zaf/fi/ro

Come ottenere i puntini sulle vocali con la tastera del pc:

ä = Alt+0228
ë = Alt+0235
ï = Alt+0239
ö = Alt+0246
ü = Alt+ 0252

In alcuni casi la dieresi non è ammessa come ad esempio in parole come “bacio – cacio”  e simili” dove la “ i “  è detta inesistente e serve a indicare solo la pronuncia palatale delle “ c “ che la precede.

Oppure quando è preceduta da doppie consonanti, vedi  “ laccio – meriggio -raggio – pioggia”.

Oppure nei dittonghi  “ iè – uò” vedi “ tiene – ieri / buono – nuovo.

NB: A differenza della Sineresi non è considerata un fatto tipico del linguaggio poetico e quindi, anche per la sua complessità, raramente utilizzata.

Una Annotazione: gli aggettivi possessivi “ mio -tuo – suo “ e altre parole come: via, dio, zio, zia, pio, pia, bio, bue,  grammaticalmente sono bisillabi perchè caratterizzati da IATO,  in poesia sono invece considerati monosillabici. Ancor oggi grandi sono le discussioni sul tema ed i pareri degli studiosi a volte sono discordi. Io consiglio di seguire questa regola: se gli stessi si trovano all’interno del verso, potete considerarli o un monosillabo o un bisillabo:

Es: Canto mio padre – Can/to/mio/pa/dre – 5 sillabe – oppure: Can/to/mi/o/pa/dre – 6 sillabe.

Nella mia casa – Nel/la/mia/ca/sa – 5 sillabe – oppure: Nel/la/mi/a/ca/sa – 6 sillabe.

Se invece si trovano in uscita di un verso, vanno considerati sempre bisillabici.

Es. Nella casa mia – Nel/la/ca/sa/mi/a.

 SEGUE: NOZIONI SULLA RIMA

 

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