LE FIGURE RETORICHE

Dell’argomento di cui parleremo in questa sede è pieno il web, e lo troverete anche edito da diverse case editrici che lo approcciano a volte anche in ambiti non solo letterari. Chi ha studiato latino e greco ha dovuto imparare a destreggiarsi tra litoti, analessi, chiasmi, metonimie, antifrasi, e altri artifici linguistici con nomi strani. In questa sede vedremo quali sono le più importanti di queste forme espressive, dove è stata mia premura, attraverso gli esempi, rendere più facile la consultazione, la comprensione ed il conseguente utilizzo, pur in presenza di una tematica complessa e particolarmente variegata, che per affrontarla occorre tanta pazienza e tanta curiosità, ma dalla quale trarranno benefici non solo chi scrive poesia nel rispetto della metrica, ma anche coloro che la scrivono in versi liberi.

CHE COSA SONO LE FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche sono forme espressive basate su una deviazione dal linguaggio comune, il cui scopo è quello di rendere il messaggio più efficace ed espressivo. Esse vengono usate anche nel parlato quotidiano, nella prosa, ma si può dire che trionfino nella poesia; quindi la loro conoscenza e il loro uso marcano la connotazione poetica di un testo.

Si dividono principalmente in tre categorie:

-FIGURE DI SIGNIFICATO o SEMANTICHE –
Riguardano lo spostamento di significato delle parole, cioè un modo diverso di usare il significato delle parole rispetto al linguaggio di tutti i giorni, al fine di ottenere ed esprimere concetti più complessi e a suscitare delle emozioni in chi ascolta tramite una diversa associazione delle immagini.

-FIGURE DI COSTRUZIONE o SINTATTICHE – Riguardano l’ordine delle parole nella frase; la poesia fonda il suo messaggio sulla ricerca di un linguaggio particolare, diverso dall’ordinario ed ottiene questo effetto anche modificando l’ordine che normalmente le parole assumono all’interno di una frase.

-FIGURE DI SUONO o FONETICHE – Riguardano l’aspetto fonico-ritmico delle parole e lo modificano per ottenere un maggiore effetto poetico.

 

NB: Per ogni categoria prenderò in esame solo le più importanti e frequenti, elencandole per una più facile ricerca in ordine alfabetico, dandovene la specifica definizione e gli esempi applicativi

 

-FIGURE DI SIGNIFICATO o SEMANTICHE-

-ALLEGORIA –

Dal greco “dire altrimenti”
Consiste nel nascondere, dietro il senso letterale delle parole, un contenuto diverso, per lo più di carattere astratto e ideale.

Esempi:

tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi incontro, a poco a poco
mi ripingeva là, dove il sol tace. ……….selva del peccato
(Dante, Inferno)

Quando mi vidi giunto in quella parte
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte,
……….la vecchiaia
(Dante, Inferno)

Maledetta sie tu, antica lupa,………l’avarizia
che più che tutte l’altre bestie hai preda
per la tua fame sanza fine cupa!
(Dante, Purgatorio)

Passa la nave mia colma d’oblio……….l’anima del poeta
per aspro mare, a mezzanotte il verno,…
(F. Petrarca, Canzoniere)

ANTITESI

È la contrapposizione di due parole o due espressioni di significato opposto:

Pace non trovo e non ho da far guerra;

e temo e spero; e ardo e sono un ghiaccio;

e volo sopra ‘l cielo e giaccio in terra;

e nulla stringo e tutto ‘l mondo abbraccio.

(F. Petrarca)

-ANTONOMASIA –

Consiste nell’adoperare un nome comune invece di un nome proprio e viceversa.

Esempi:

Di voi pastor s’accorse il Vangelista,……S.Giovanni Evangelista
(Dante, Inferno)

et non già vertù d’erbe, o d’arte maga,
o di pietra dal mar nostro divisa,………Mare Mediterraneo
(Francesco Petrarca, Canzoniere, LXXV, 3-4)

e fatto ch’ebbe il re di Circassia
battere il volto de l’antiqua madre ………. la terra
traversò un bosco, e dopo il bosco un monte
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, II, XXXIII, 5-7)

Mentre son questi a le bell’opre intenti
perché debbiano tosto in uso porse
il gran nemico de l’umane genti ……….il demonio
contra i cristiani i lividi occhi torse.
(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata)

….e l’isole
che col selvoso dorso
rompono agli Euri e al grande Ionio il corso……….i venti
(Ugo Foscolo, All’amica risanata)

-CATACRESI –

Consiste nel servirsi di un termine oltre il suo significato proprio. È in pratica una metafora cristallizzata diventata d’uso comune per definire una idea o un oggetto per i quali la lingua non possiede un termine proprio

-“la gamba del tavolo” – “il collo della bottiglia” – “bere un bicchiere” – “non stare più nella pelle” – “ritagliarsi lo spazio

-IPERBOLE-

Consiste nell’esagerare o ridurre, oltre i limiti normali, la qualità di una persona, di una cosa o di un’idea.

Esempi:

– O frati, – dissi, – che per centomila
perigli
siete giunti all’occidente….
(Dante, Inferno)

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
e ‘l vago lume oltra misura ardea…
(F. Petrarca, Canzoniere)

Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti)
di quel sangue ogni stilla un mar di pianto.
(T. Tasso, Gerusalemme liberata)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
(E. Montale, Xenia)

-EUFEMISMO-

Consiste nell’attenuare un’espressione troppo cruda o realistica o inopportuna.

Esempi:

Quando rispuosi, cominciai: – Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo! …….Adulterio e quindi perdizione eterna
(Dante, Inferno)

i’ so’ colei che ti die’ tanta guerra,
et compie’ mia giornata inanzi sera ………..morii prematuramente
(F. Petrarca)

Forse tu fra plebei tumuli guardi
vagolando, ove dorma il sacro capo ……..dove sia seppellito
del tuo Parini?…
(U. Foscolo, Dei Sepolcri)

-METAFORA –

Consiste nel sostituire un termine proprio con uno figurato.

Esempi:

… e prego anch’io nel tuo porto quiete……….morte
(U. Foscolo, In morte del fratello Giovanni)

Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
in così verde etate! Ahi, per la via………..gioventù
(G. Leopardi, La sera del dì di festa)

Tu fior……… figlio
de la mia pianta……….padre
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,…
(G. Carducci, Pianto antico)

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo di strade ……….vie che si intersecano
(G. Ungaretti, Natale)

-METONIMIA –

Consiste nella sostituzione di un termine con un altro, con cui è in rapporto: la causa per l’effetto, l’effetto per la causa, la materia per l’oggetto, il contenente per il contenuto, lo strumento al posto della persona, l’astratto per il concreto, il concreto per l’astratto.
Esempi:

Vedi La causa per l’effetto –

s’accendon le finestre ad una ad una…….le finestre si illuminano
come tanti teatri.
(V. Cardarelli, Sera di Liguria)

Vedi – L’effetto per la causa

assursero in fretta dai blandi riposi,
chiamati repente da squillo guerrier………..dalla tromba

(A. Manzoni, Adelchi))

Vedi – La materia per l’oggetto

Mentre Rinaldo così parla, fende
con tanta fretta il suttil legno l’onde,…….la barca

(L. Ariosto, Orlando Furioso)

Vedi – Il contenente per il contenuto

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini ………mosto che bolle nei tini

va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
(G. Carducci, San Martino, 5-8)

Vedi – Lo strumento al posto della persona

Lingua mortal non dice………un uomo

quel ch’io sentiva in seno.
(G. Leopardi, A Silvia)

Vedi – L’astratto per il concreto

Tutta vestita a festa
la gioventù del loco………i giovani

lascia le case, e per le vie si spande;
(G. Leopardi, Il passero solitario)

Vedi – Il concreto per l’astratto

… porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.……….faticoso lavoro

(G. Leopardi, A Silvia)

-OSSIMORO-

È l’accostamento di parole di significato contrario; a differenza dell’antitesi, i termini sono associati in un’unica espressione:

Esempi:

bianca nel tacito tumulto (G. Pascoli)

-PERIFRASI o CIRCONLOQUZIONE –

Consiste nell’indicare una persona o una cosa con un giro di parole.

e quella parte onde prima è preso ……..Lo stomaco
nostro alimento
, all’un di lor trafisse:
(Dante, Inferno)

in corso velocissimo se ‘n vanno
là ‘ve Cristo soffrì mortale affanno.……….Gerusalemme
(T. Tasso, Gerusalemme liberata)

nui
chiniam la fronte al Massimo………Dio
Fattor
, che volle in lui…
(A. Manzoni, Il Cinque Maggio)


Tu pria che l’erbe inaridisse il verno
………L’autunno
(G. Leopardi, A Silvia)

Questo che a notte balugina
nella calotta del mio pensiero………La testa
(E. Montale, Piccolo testamento)

-PERSONIFICAZIONE –

Consiste nell’attribuire a cose e ad animali azioni o sentimenti umani.

Esempi:

D’Achille i cavalli intanto, veduto
il loro auriga dalla lancia di Ettore
nella polvere abbattuto, lontano
dalla battaglia erano piangenti.
(Omero, Iliade, Libro XVII)

… e da le aurate volte
a lei impietosita eco rispose
(G. Parini, Il giorno)

Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
(G. Pascoli, La mia sera)

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
(G. Pascoli, Il gelsomino notturno)

Mentre il cipresso nella notte nera
scagliasi al vento, piange alla bufera.
(G. Pascoli, Fides, 7-8)

-PROSOPOPEA –

Simile alla personificazione consiste nell’attribuire prerogative umane a cose o a concetti inanimati o astratti, facendoli parlare o rivolgendo loro la parola.

Esempi:

Forse perché della fatal quiete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o Sera!…

(U. Foscolo, Alla sera, 1-3)

Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi…

(G. Leopardi, Le ricordanze, 1-2)

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e Ben torni omai –
Bisbigliaron vèr me co ‘l capo chino –
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

(G. Carducci, Davanti San Guido)

-SIMILITUDINE-

Consiste nel paragonare persone, animali, cose, sentimenti per associazione di idee; è introdotta da: come, sembra, pare, è simile, somiglia, ecc…

Esempi:

E caddi come corpo morto cade

(Dante)

Nella destra scotea la spaventosa
peliaca trave; come viva fiamma,
o come disco di nascente Sole
balenava il suo scudo…

(Omero, Iliade)

Gli venne dunque incontro
con la nutrice che aveva in braccio il bambino,
il figlio amato di Ettore, simile a chiara stella.
(Omero, Iliade)

…tanto è giovane. E’ come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
(C. Pavese, Incontro)

Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.

Certo alla schiuma, alla marina schiuma…
(U. Saba, Ritratto della mia bambina)

Un tappeto di smeraldo
sotto al cielo il monte par.
(G. Carducci, In Carnia)

-SINEDDOCHE-

Simile alla metonimia (per molti studiosi non esiste differenza tra le due figure retoriche) consiste nello spostare il significato che abbia col primo un rapporto di quantità. Si ha quando si usa: la parte per il tutto, il tutto per la parte, il genere per la specie, la specie per il genere, il singolare per il plurale, il plurale per il singolare.

Esempi:

Vedi- La parte per il tutto

E quando la fatal prora d’Enea……..La Nave

per tanto mar la foce tua cercò,…
(G. Carducci, Agli amici della Valle)

Vedi – Il tutto per la parte
Sotto l’ali dormono i nidi,………gli uccellini
come gli occhi sotto le ciglia.
(G. Pascoli, Il gelsomino notturno)

Vedi – Il genere per la specie

 

O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aer perso
………persona
noi che tignemmo il mondo di sanguigno:…
(Dante, Inferno)

Vedi – La specie per il genere

…E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,…….i venti
(U. Foscolo, Alla sera)

Vedi – Il singolare per il plurale

 

… onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque……… i versi

(U. Foscolo, A Zacinto)

Vedi Il plurale per il singolare

O sacrosante Vergini, se fami,
freddi
o vigilie mai per voi soffersi,…….Fame, freddo

cagion mi sprona ch’io mercé vi chiami.
(Dante, Purgatorio)

-SINESTESIA –
Consiste nel creare un’immagine associando termini che appartengono a sfere sensoriali diverse.

Non vi ster molto, ch’un lamento amaro ……

(Sfera uditiva ” lamento ” – Sfera gustativa ” amaro “)
l’orecchie d’ogni parte lor feriva;
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso)

Ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini ….( Sfera gustativa “aspro” – Sfera olfattiva “odor”
l’anime a rallegrar.
(G. Carducci, San Martino, 5-8)

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse. ……(Sfera olfattiva”odor” –  Sfera visiva “fragole rosse ”
(G. Pascoli, Il gelsomino, 9-10)

Per la fresca finestra
scorre amaro un sentore di foglie.……(Sfera gustativa “amaro” _ Sfera uditiva “sentore”)
(C. Pavese, Ulisse)

 

-ZEUGMA-
Consiste nel legare ad un unico verbo due espressioni che invece, per il loro significato, dovrebbero dipendere da due verbi distinti.
Il termine zeugma è greco e significa aggiogamento, nel senso di tenere unite due cose sotto un unico legame.

 

Esempi.

“…Parlare e lagrimar vedrai insieme…”
i due infiniti parlare e lagrimar sono retti entrambi da vedrai, mentre parlare richiederebbe il verbo udire o sentire

(Dante, Inferno).

“…Fuori sgorgando lagrime e sospiri..”
lagrime e sospiri sono retti da sgorgando ma il verbo non si adatta a sospiri (i sospiri non sgorgano)

(Dante, Purgatorio)

“…che per amor venne in furore e matto…”
Furore e matto vengono retti da venne ma matto richiederebbe invece il verbo divenire (divenne matto).

(Ariosto, Orlando Furioso)

“…porgea gli orecchi al suon della tua voce
e alla man veloce…”
porgea gli orecchi (ovvero sentivo) si accorda solo a al suon della tua voce e non alla man veloce (vedevo).  (Leopardi, A Silvia)

§§§§§§§§

 

 -FIGURE DI COSTRUZIONE o SINTATTICHE-

 

-ANAFORA –

Consiste nella ripetizione di una parola all’inizio di due o più versi.
Esempi_

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil en profondo;
(Cecco Angiolieri)

Ascolta.

Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,..
(G. D’Annunzio, La pioggia nel pineto)

 -ANASTROFE –

Nel linguaggio poetico, l’anastrofe è utilizzata per esigenze espressive e per ottenere effetti ritmici, anticipando o posticipando un elemento della frase rispetto alla consueta struttura sintattica Torquato Tasso

Esempi:

“…di quel sangue ogni stilla un mar di pianto…”
(T. Tasso, Gerusalemme liberata)

lo stravolgimento dell’ordine normale delle parole attira l’attenzione del lettore su ogni stilla e amplifica l’efficacia dell’immagine del mare di pianto.

Sempre nella Gerusalemme liberata il Tasso scrive:

”O belle agli occhi miei tende latine” anziché: “O tende latine belle agli occhi miei”.

“…Tosto che fermi v’ebbe gli occhi e fitti…”
(L. Ariosto,L’Orlando furioso)

“…Sempre caro mi fu quest’ermo colle…”
(G. Leopardi, Infinito)

“…Allor che all’opre femminili intenta
sedevi
, assai contenta …”
(G. Leopardi, A Silvia)

-ANNOMINAZIONE-

Consiste nel ripetere nello stesso verso due o più parole che hanno la stessa base etimologica.

Amor, che a nullo amato amar perdona…
(Dante, Inferno)

Morte m’ha morto, e sola po far Morte
ch’ i’ torni a riveder quel viso lieto.
(F. Petrarca, Mia benigna fortuna è ‘l viver lieto)

 

-ASINDETO-

Consiste nell’eliminazioni delle congiunzioni tra un termine e l’altro, lasciando solo la virgola a separarli; si prenda come esempio la prima parte di Meriggiare. E’ una figura sintattica molto usata nella poesia del ‘900.

Esempi:

Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle.
(Dante, Inferno, III, 25-27)

Vegghio, penso, ardo, piango, e chi mi sface […]
(Francesco Petrarca, Canzoniere, CLXIV, v 5)

Spesso in conviti, e sempre stanno in feste,
in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza:
or presso ai fonti, all’ombre de’ poggietti,
leggon d’antiqui gli amorosi detti.
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso)

 

-CHIASMO –

Consiste nel disporre in modo incrociato, secondo la forma della lettera greca(chi), due termini o due frasi. Il chiasmo è una figura retorica assai ricorrente in molti autori ed opere letterarie, e serve generalmente a creare una contrapposizione esplicita tra argomenti o concetti differenti.
Esempi:

…la fredda morte ed una tomba ignuda …

(A Silvia di Leopardi)

Quell’uno e due e tre che sempre vive
e regna sempre in tre e ‘n due e ‘n uno,
(Dante, Paradiso)

Pace non trovo, et non ò da far guerra

(Petrarca)

 …brilla nell’aria e per li campi esulta…

(Pascoli)

 -CLIMAX o GRADAZIONE-

Consiste nell’ordinare i concetti in modo che dall’uno si passi all’altro come per gradi crescenti di coinvolgimento (disagio, paura, terrore).

Esempi:

O mia stella, o fortuna, o fato, o morte,
o per me sempre dolce giorno e crudo,…
(F. Petrarca, Canzoniere, CCXCVIII, 12-13)

Ecco sono agli oltraggi, al grido, all’ire,
al trar de’ brandi
, al crudel suon de’ ferri;
(L. Ariosto, Orlando furioso, c. XXIV, 785-786)

Quando Orion dal cielo
declinando imperversa;
e pioggia e nevi e gelo
sopra la terra ottenebrata versa, […]
(G. Parini, La caduta, 1-4)

-IPERBATO –

Consiste nel separare due parole che dovrebbero stare insieme, interponendovi altri elementi.

Esempi:

…io parlo de’ begli occhi e del bel volto,
che gli hanno il cor di mezzo il petto tolto.
(L. Ariosto, Orlando furioso)

…i ritrosi pareri e le non pronte
e in mezzo a l’eseguire opere impedite.
(T. Tasso, Gerusalemme liberata)

il divino del pian silenzio verde.
(G. Carducci, Il bove)

O, tinta d’un lieve rossore,
casina che sorridi al sole!
(G. Pascoli, In viaggio)

-POLISINDETO-

Consiste nel collegare varie proposizioni o loro membri con numerose e ripetute congiunzioni.
Esempi:

Non altrimenti fan, di state, i cani
or col petto, or col piè, quando son morsi
o da pulci o da mosche o da tafani.
(Dante, Inferno)

è l’aura mia vital da me partita
e viva e bella e nuda al ciel salita:
(Francesco Petrarca, Canzoniere)

Avea in ogni sua parte un laccio teso,
o parli o rida o canti o passo muova…
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso)

 

-RIPETIZIONE-
Consiste nel ripetere, ad intervalli, due o più volte una o più parole.
Esempio:

Qui tutta umile e qui la vidi altera,
or aspra or piana, or dispietata or pia;
or vestirsi onestate or leggiadria,
or mansueta or disdegnosa e fera.

Qui cantò dolcemente, e qui s’assise,
qui si rivolse, e qui rattenne il passo,
qui co’ begli occhi mi trafisse il core;
(F. Petrarca, Canzoniere)

A SEGUIRE ALTRE FORME DI RIPETIZIONE:

 -ANADIPLOSI-
Altra forma di ripetizione che consiste nel ripetere una o più parole di un verso all’inizio del successivo.

Ma passavam la selva tuttavia.
La selva, dico, di spiriti spessi.
(Dante, Inferno, IV, 65-66)

Più volte Amor m’avea già detto: Scrivi,
scrivi quel che vedesti in lettre d’oro, […]
(F. Petrarca, Canzoniere, XCIII, 1-2)

Ho risposto nel sonno: – E’ il vento,
il vento che fa musiche bizzarre –
(V. Sereni, Diario d’Algeria, II, 8-9)

-EPANADIPLOSI-
Altra forma di ripetizione che consiste nell’iniziare e terminare un verso con la stessa parola o gruppo di parole.

Prendi partito accortamente, prendi
(F. Petrarca, I’ vo pensando)

E’giunto il fin de’ lunghi dubbi, è giunto,
nobiluomini, il dì che statuito
(A. Manzoni, Il Conte di Carmagnola)

-EPANALLESSI –
Altra forma di ripetizione che consiste nel raddoppiare una o più parole, due o più volte, senza l’intervallo d’altre parole, all’inizio, alla fine o all’interno di un verso.

Dunque che è? Perché, perché ristai?
(Dante, Inferno)

Cangia, cangia consiglio,
pazzarella che sei.
(T. Tasso, Aminta)

Amore, amore, assai lungi volasti
dal petto mio, che fu sì caldo un giorno…
(G. Leopardi, La vita solitaria)

-POLIPTOTO-
Altra ripetizione ma che consiste nel ripetere un vocabolo in forme o funzioni grammaticali diverse.

Qual è colui che suo dannaggio sogna,
che sognando desidera sognare
(Dante, Inferno)

io credea e credo, e creder credo il vero,
ch’amassi et ami me con cor sincero.
(L. Ariosto, Orlando furioso)

§§§§§§§

 

 

FIGURE DI SUONO o FONETICHE-

-ALLITTERAZIONE –

Consiste nella ripetizione di suoni (vocali e/o consonanti) all’inizio o all’interno di due o più parole consecutive.

Esempi:

e caddi come corpo morto cade.
(Dante, Inferno)

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
(F. Petrarca, Canzoniere, I, vv 9-11)

Sotto questi cipressi, ove non spero,
ove non penso di posarmi più:…
(G. Carducci, Davanti San Guido)

E nella notte nera come il nulla

(G. Pascoli)

-ONOMATOPEA o ARMONIA IMITATIVA-

Consiste nell’imitare un suono, un rumore, la voce degli animali, un’azione.

E le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco
per te!
(G. Pascoli, Valentino)

Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,…
(G. D’Annunzio, Alcyone, L’onda)

-ENJAMBEMENT-

Nella poesia ci può essere corrispondenza fra unità ritmica (il verso) e unità sintattica (la frase). In questo caso la fine di ogni verso corrisponde con la fine della frase sintattica; tuttavia tale corrispondenza spesso viene a mancare perché la frase continua nel verso successivo, obbligando il lettore a non fermarsi nella lettura alla fine di ogni verso.

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo (enjambement)
di gente in gente, mi vedrai seduto (enjambement)
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo (enjambement)
il fior de’ tuoi gentili anni caduto.

(Foscolo, In morte del fratello Giovanni)

-PARONOMASIA-

Consiste nell’accostare due parole che presentano suoni simili con un significato diverso.

I’ fui per ritornar più volte volto.
(Dante, Inferno)

Quivi stando, il destrier ch’avea lasciato
tra le più dense frasche alla fresca ombra,…
(L. Ariosto, Orlando furioso)

Tu, placido e pallido ulivo,
non dare a noi nulla;…
(G. Pascoli, La canzone dell’ulivo)

ASSONANZA e CONSONANZA, che abbiamo già visto nel capitolo relativo alla RIMA.

Dove per promemoria ricordo che L’ASSONANZA mette in relazione parole in cui le sillabe che vengono dopo l’accento tonico hanno le stesse vocali ma consonanti diverse.

Esempio:

Ad agosto, moglie mia non ti conosco.

Mentre la CONSONANZA mette in relazione parole che, a partire dalla sillaba accentata hanno le stesse consonanti ma non le stesse vocali.

Esempio:

Tra gli scogli parlòtta la marétta

(E. Montale, Maestrale)

E qui mi fermo, perché ritengo che quanto sopra sia sufficientemente esaustivo, di certo difficile da metabolizzare, ma di certo anche incompleto; del resto basterebbe consultare un Dizionario di Figure Retoriche per vedere che ne esistono tante altre.

 

 

Segue: L’ENDECASILLABO

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