-L’ENDECASILLABO-

Il verso principe della poesia italiana

Diciamo anzitutto che, senza alcun dubbio, L’ENDECASILLABO è il verso più importante della tradizione poetica italiana.
L’endecasillabo è un verso (normalmente di undici sillabe se l’uscita è piana) che ha come ultima sillaba tonica (cioè accentata) la decima, che è l’accento FISSO.
Tra i versi della poesia italiana, l’endecasillabo è inoltre quello in cui le sedi degli accenti sono le più varie.
Per questa sua duttilità l’endecasillabo è il verso prediletto dei poeti italiani, nonché il più utilizzato, perché nella sua giusta lunghezza lascia al poeta una ampia possibilità descrittiva e ritmica.
Essendo il metro principe della nostra poesia lo si trova in tutte le formazioni poetiche più importanti, come: In primis nel SONETTO, nella BALLATA, nella CANZONE, nell’OTTAVA etc.
Abbiamo già detto che la nota distintiva è quello di avere sempre l’accento FISSO sulla decima sillaba e così sarà sempre sia che il verso sia PIANO, ma anche se il verso è TRONCO o SDRUCCIOLO, prestando attenzione, come abbiamo già visto alle figure/forme metriche e cioè la sinalefe, la dialefe, l’anasinalefe, l’episinalefe, la sineresi e la dieresi. Vedi Pag.4 “REGOLE e FIGURE/FORME METRICHE”.

Nel rimandarvi per una eventuale rilettura alla pagina n.3 “TIPOLOGIE DEI VERSI E LORO ACCENTI”, ricordo che lo stesso conterà quindi: Undici sillabe se l’uscita è piana – Dieci sillabe se l’uscita è tronca – Dodici se l’uscita è sdrucciola. E dove in ogni caso, ripetendomi, l’accento fisso rimane sempre sulla decima sillaba.

Per ricordare il concetto, ecco alcuni esempi, dove la sinalefe è indicata con ^.
Endecasillabo “ Piano ” formato da 11 sillabe:
« Mi ritrovai per una selva oscura »
mi – ri – tro – vai – per^u – na – sel – va_o – scu – ra .

Endecasillabo ” Tronco ” formato da 10 sillabe ma metricamente sempre da 11
(Dante, Inferno, XX 74)
« Ciò che ‘n grembo a Benaco star non può »
Ciò – che’n – grem – bo^a – Be – na – co – star – non – può

Endecasillabo ” Sdrucciolo” 12 sillabe , ma metricamente sempre di 11
Sannazaro, Arcadia: 1)
« Ergasto mio, perché solingo e tacito »
Er – gàs- to – mìo – per – ché – so – lìn – go^e – – ci – to

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Sull’origine dell’endecasillabo italiano sono state avanzate diverse teorie senza mai giungere a una conclusione soddisfacente. Comunque, qualunque sia stata la sua forma primitiva, nella forma assunta nel tempo nella nostra poesia classica l’endecasillabo risulta formato dalla fusione di due emistichi/parti, uno con l’accento tonico sulla quarta sillaba, oppure uno con l’accento tonico sulla sesta sillaba, quindi riconducibili solo ritmicamente, per tale accentuazione, e non per numero di sillabe effettivo ad un quinario+ un settenario e viceversa.

Nel primo caso parliamo di endecasillabo a MINORE, con accenti sulla quarta e decima sillaba: dove se è tonica la quarta sillaba, il ritmo del verso che prevale è quello della prima parte, identico al ritmo di un quinario. Essendo tale parte minore rispetto alla porzione residua dell’endecasillabo, lo stesso viene così definito.

Nel secondo caso parliamo di endecasillabo a MAIORE, con accenti sulla sesta e decima sillaba: dove se è tonica la sesta sillaba, il ritmo del verso che prevale è quello della seconda parte, identico al ritmo di un settenario. Essendo tale parte maggiore rispetto alla porzione residua dell’endecasillabo, lo stesso viene così definito.

Esempi:

Endecasillabo ” A maiore “, generalmente considerato più solenne:
« Nel mezzo del cammin di nostra vita »
(Dante, Inferno)
Nel – mez – zo – del – cam – min – di – no – stra – vi – ta

Endecasillabo ” A minore “ generalmente più calmo, pacato ed intimista:
« Mi ritrovai per una selva oscura »
(Dante, Inferno)
mi – ri – tro – vai – per – u – na – sel – va^o – scu – ra

Ma il fatto che all’interno di un endecasillabo, convivano queste due parti, non deve far pensare che fra i due emistichi ci sia una “Cesura”, cioè uno stacco netto, cosa che avviene solo nei versi “Doppi” quindi quasi sempre (a meno che ciò non sia voluto) non c’è nessuna pausa nell’esecuzione del verso, dove a volte possiamo trovare, proprio per le tante variabili accentuative, la quarta e la sesta sillaba anche entrambe accentate tonicamente.

In entrambe i suddetti casi, che sono i prevalenti nella nostra poesia, gli endecasillabi vengono definiti “CANONICI”; vedi gli endecasillabi di Dante, come pure quelli del Petrarca.

Appurato che per quanto riguarda gli Endecasillabi “CANONICI” gli accenti inderogabili sono: quello sulla decima, il FISSO e i due PRINCIPALI o sulla quarta sillaba o sulla sesta sillaba a seconda dei due casi sopra esaminati; vediamo ora, con l’aggiunta di altri accenti secondari quali sono le combinazioni accentuative più ricorrenti fra quelli canonici, e quali di queste diverse accentuazioni possibili sia meglio abbinare fra loro nel comporre una poesia di endecasillabi.

Le combinazioni ritmiche accentuative, sono moltissime, ben 48 i possibili schemi di cui 45 utilizzati da Dante.

Già prendendo in esame un endecasillabo a MINORE (accento fisso in decima+ principale in quarta) possiamo vedere che lo stesso spesso accoglie un accento SECONDARIO in ottava sillaba, oppure, pur se meno frequentemente, sulla settima.

Esempi:

Per/ me/ si/ va/ ne/ la/ cit/tà/ do/len/te, (4-8-10)
per/ me/ si/ va/ ne/ l’et/ter/no/do/lo/re, (4-7-10)
per/ me/ si/ va/ tra/ la/ per/du/ta/ gen/te. (4-8-10)
(Dante, Inferno)

Prendendo invece in esame un endecasillabo a MAIORE (accento fisso in decima+principale sulla sesta) possiamo vedere che spesso accoglie un accento SECONDARIO o sulla seconda sillaba o sulla terza sillaba.

Esempi:

Nel/mez/zo/del/cam/min/di/no/stra/vi/ta [2-6-10]

(Dante,Inferno)

ch’o/gne/ lin/gua/de/ven/tre/man/do/mu/ta, (3-6-10)
e/li^oc/chi/no/l’ar/di/scon/di/guar/da/re. (2-6-10)

(Dante,Vita Nuova)

Vediamo ora altre possibilità ritmiche accentuative caratteristiche degli Endecasillabi CANONICI, che sono state prese, diciamo in prestito, dalla metrica Greca e latina, e che sono quella, Giambica, Dattilica, Anapestica.

Alla Pag.2 -SULLA SILLABAZIONE – abbiamo accennato alla differenza tra la metrica Greca e Latina, definita quantitativa, basata sull’alternanza di sillabe lunghe e sillabe brevi che disposte in un certo modo ne determinavano il ritmo. Mentre la nostra attuale versificazione è accentuativa, cioè basata sulla alternanza di sillabe toniche o atone. Il prestito di cui accennavo si basa quindi essenzialmente nell’aver sostituito le sillabe brevi, con sillabe atone, e quelle lunghe con quelle toniche, mantenendo però l’alternanza quantitativa che quindi va a caratterizzare il ritmo del’endecasillabo.

Quindi partendo dalle accentuazioni a Maiore a Minore, perché come vedremo gli accenti o di quarta sillaba o di sesta sillaba li troveremo sempre presenti negli schemi a seguire, vediamo come si possono allocare altri accenti secondari.

 

ENDECASILLABO GIAMBICO

Nella metrica greca e latina il giambo è un piede formato da una sillaba breve e una sillaba lunga: .
Sostituito nella metrica italiana da una sillaba atona seguita da sillaba tonica: –+.
Una serie continua di questa sequenza di sillabe (– + – + – + – + – + –)
conferisce al verso un ritmo giambico. Si parla allora di endecasillabo giambico:
che ha accenti sulla 2ª – 4ª – 6ª – 8ª – 10ª sillaba.
il segno ^ raffigura la sinalefe

Esempio:
« Al cor gentil rempaira sempre amore »
al/ cor/ gen/ til/ rem/ pai/ ra/ sem/ pre^a/ mo/ re

(Guido Guinizzelli)

e bianca neve scender senza venti

e/bian/ca/ne/ve/scen/der/sen/za/ven/ti
(Cavalcanti)

-Anche se nella sequenza di cui sopra ( 2-4-6-8-10) viene a mancare una delle sillabe toniche secondarie, ma sempre in presenza di uno dei due accenti principali e dell’accento fisso, l’endecasillabo è comunque catalogato fra quelli “Giambici”; ovviamente avrà un ritmo leggermente diverso.

Esempio:

Accenti di 4ª-6ª-8ª-10ª …dove manca la seconda sillaba tonica.

a genitrice Terra; Amor degli astri

a/ ge/ ni/ tri/ ce/ Ter/ ra;^ A/ mor/ de/gli^a/ stri
(Foscolo, Le Grazie)

 Alcune altre variazioni sull’archetipo Giambico possono quindi essere con:

Accenti di 2ª-6ª-8ª-10ª – dove manca la quarta.

Più volte incominciai di scriver versi

Accenti di 2ª-6ª-10ª – dove mancano la quarta e l’ottava

la stanca vecchiarella pellegrina

Accenti di 2ª-4ª-6ª-10ª – dove manca l’ottava

Trovommi Amor del tutto disarmato

Accenti di 4ª-6ª-10ª   – dove mancano la seconda e l’ottava

ma poi che ‘l ciel accende le tue stelle

Accenti di 4ª-8ª-10ª – dove mancano la seconda e la sesta.

in sul mio primo giovenile errore

 Un endecasillabo così costruito ha entrambi gli accenti principali in 4a e 6a sillaba, anche per questo motivo è il ritmo più semplice, più comune ed armonioso della poesia italiana, e che ha una cadenza marcata, spedita e vivace, che favorisce la memorizzazione e la narrazione.

ENDECASILLABO DATTILICO

Nella metrica classica piede di tre sillabe, una lunga più due brevi: ∪ ∪
In metrica italiana il dattilo indica una successione di una sillaba tonica seguita da due atone:
+ – –.
Una serie continua questa sequenza di sillabe (+ – – + – – + – – + –)
conferisce ad un verso un ritmo dattilico. Avremo pertanto un endecasillabo dattilico:
che a accenti sulla 1ª – 4ª – 7ª – 10ª sillaba

Esempi:
« fatta di gioco in figura d’amore »
fat/ ta/ di/ gio/ co^in/ fi/ gu/ ra/ d’a/ mo/ re

(Guido Cavalcanti, Rime )

Era già l’ora che volge il disio

E/ra/ già/l’o/ra/ che/ vol/ ge^il/ di/ si/o

I poeti delle origini utilizzavano questo ritmo lento e discendente (tònica-àtona-àtona-tònica…) per dare al lettore una sensazione di solennità, o per riprodurre la prosodia del parlato.

 -Anche in questo caso se viene a mancare nella sequenza (1-4-7-10) una delle sillabe toniche secondarie, ma sempre in presenza di uno dei due accenti principali e dell’accento fisso, l’endecasillabo è comunque catalogato fra quelli “Dattilici”; ovviamente avrà un ritmo leggermente diverso.

Esempio:

Accenti di 4-7-10 – dove manca la prima sillaba tonica

Se la mia vita da l’aspro tormento

Se/la/ mia/vi/ ta/ da/ l’a/spro/tor/men/to

 Altre varianti:

Accenti 2-4-7-10 – dove la prima sillaba tonica è sostituita dalla seconda

Lassare il velo o per sole o per ombra

Accenti 1 -4 – 7 – 8 – 10 – dove la settima sillaba tonica è sostituita dalla ottava

tanta dolcezza avea pien l’aere e ‘l vento

Accenti 1-4-6-10 – dove la settima sillaba tonica è sostituita dalla sesta

favola fui gran tempo onde sovente

ENDECASILLABO ANAPESTICO

Nella metrica greca e latina l’anapesto è un piede composto da due sillabe brevi e una sillaba lunga:∪ ∪
In metrica italiana si usa per indicare una successione di due sillabe atone seguite da una tonica:
– – +.

Una serie continua questa sequenza di sillabe (– – + – – + – – – + –) conferisce ad un verso un ritmo anapestico; avremo pertanto un endecasillabo anapestico:
che ha accenti sulla 3ª – 6ª – 10ª sillaba

Esempio:
« Se Mercé fosse amica a’ miei disiri »
se/ mer/ cé/ fos/ se^a/ mi/ ca^ai/ miei/ de/ si/ ri

(Guido Cavalcanti, Rime, XV)

Il ritmo anapestico dà un senso di maggiore “scorrevolezza” e velocità al verso.

 

 

§§§§§§

 

NB:

Gli endecasillabi Giambici e quelli Anapestici si possono mescolare fra di loro, senza che si notino differenze nel ritmo; mentre se si intromette a questi due schemi un endecasillabo Dattilico, questo spezzerà il ritmo degli altri.

Quindi i dattilici o sono da usare da soli o nel caso in cui il cambiamento del ritmo è intenzionale; magari solo alla fine di una strofa con l’intento di sottolineare o rafforzare maggiormente il concetto che quell’unico verso esprime.

Come si può ben vedere, nessuno dei tre schemi esaminati prevede accenti sulla quinta sillaba, che pur essendo degni di nota sono classificati come “NON CANONICI”, in quanto non prevedono nessuno dei due accenti principali in quarta e/o in sesta sillaba, e dei quali qui di seguito fornisco un paio di esempi:

 Accenti 5a-8a-10a

che fa li miei spiriti gir parlando

che/ fa/ li/ miei/ spi/ ri/ ti/ gir/ par/lan/ do

(Dante, Vita Nuova)

Accenti 2°-5°-10a

 La dubbia dimane non t’impaura

La/dub/bia/di/ma/ne/ non/ t’im/ pa/ u/ ra
(Montale, Ossi di seppia)

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Non vado oltre in questa sede benché di combinazioni accentuative e ritmiche ce ne siano tantissime, e quindi questo elenco è tutt’altro che completo. Diciamo che l’elenco proposto dà solo un’idea, di quello che si può fare con l’endecasillabo, dove per apprezzarne al meglio e in concreto la grande duttilità e ricchezza ritmica può essere interessante prendere ad esempio in esame sotto il profilo sillabico-accentuativo alcuni versi capitali della nostra tradizione poetica:

le prime quattro terzine dell’Inferno presentano almeno 9 diversi tipi ritmici dell’endecasillabo (il che significa nove variazioni su dodici versi), le prime quattro terzine del Purgatorio almeno 8 e le prime quattro terzine del Paradiso almeno 9;

in Biltà di donna del Cavalcanti ci sono almeno 10 tipi ritmici in 14 versi;

In morte del fratello Giovanni Foscolo introduce almeno 11 tra differenti configurazioni e variazioni ritmiche.

Nella prima strofa dell’Ultimo canto di Saffo di Giacomo Leopardi (13 versi) troviamo almeno 10 diversi schemi accentuativi e altrettanti nei primi tredici versi delle Ricordanze;

I quindici versi dell’Infinito del Leopardi hanno tutti sfumature accentuative differenti.

 

 SEGUE:  IL SONETTO

Per passare da una pagina all’altra clicca su uno dei titoli sottoelencati

 

 

 

 

 

 

 


3 thoughts on "08 – L’ENDECASILLABO"

  1. Maria Bonaria Corona ha detto:

    Ciao Alberto!
    Innanzitutto complimenti , per la tua grande conoscenza in questo campo, e l’uso di un linguaggio che, nonostante la complessità dell’argomento, rende più accessibile, a chi come me brancola in questo mondo sconosciuto della metrica( che non è solo degli Haiku), la comprensione di tale materia.
    A dirla tutta mi sono buttata subito sull’argomento “endecasillabi” , giacché ( come hai scoperto ieri 😁)ho composto una poesiola in endecasillabi, conscia delle inevitabili lacune ( alcune le ho individuate), e , curiosa come sono, volevo capire alcune cose. Caspita, mica è così semplice e scontato, si fa presto a dire ” 11 sillabe” ! Il discorso è molto più complesso, vedo🤔 ma ancor prima di leggere, ” sentivo anche solo nella ritmica, qualcosa di stonato. E quindi ho pensato che sicuramente esistono più parametri. E il tuo commento mi ha confermato quanto pensato. Ora aspetto le tue osservazioni, come mi hai anticipato, e nel frattempo , intanto, controllo il discorso ” a Minore” e ” a Maiore” . Ho letto , e nonostante sia tutto scritto in modo chiaro, per me è già un po’ complicato, per questo sarebbe utile, partire da zero, come mi hai riferito a voce, e andare per gradi. Quindi, ho letto, ma non tutto. Mi sono fermata, e riprendo poi da zero. Per capire meglio. Ecco, non so se anche stavolta sono la sola ficcanaso ad entrare nel blog , se ricordi, un’ incursione nell’Agorà la feci, e non so se poi anche altri sono entrati a curiosare. Per ora mi fermo qui. Ho già la capeza che fuma 😂

    Ciao Alberto, e Buona Domenica! A presto, e grazie per l’impegno! 🙏🌷😊

    Maria B.

  2. Raffaele Saba ha detto:

    Sempre graditissime le tue lezioni, chiare e esaustive

    Grazie Alberto…

  3. albertobaroni ha detto:

    Grazie ad entrambi per aver lasciato un segno del vostro passaggio su questo Blog. Che strano connubio il vostro, una che è ai primi approcci con la metrica, Maria Bonaria, l’altro che ne è ormai un maestro, Raffaele Saba! Grazie ad entrambi!

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