– IL SONETTO –

Parlando di composizioni/forme con “regole precise e definite “, di queste la più importante è senza dubbio il SONETTO, sia perché è presente fin dagli albori della poesia italiana, sia perché attraverso i secoli non ha mai conosciuto crisi; è ben rappresentato anche nel Novecento, ed ancora oggi è la forma “Lirica ” più utilizzata nella nostra poesia e non solo.
Se la “paternità” del sonetto è da attribuirsi a Giacomo da Lentini (1210-1260), esponente di spicco della corte federiciana( Corte di Federico II) e della Scuola siciliana, conosciuto anche come ” Il Notaro “; dal XII secolo il sonetto si è sviluppato ed evoluto nel tempo soprattutto in italia, ma anche nei contesti culturali di tutta Europa, dove però questa composizione italiana “DOC”, è stata per lo più imitata, vedi ad esempio le opere di Shakespeare, Baudelaire, Mallarmé, Borges, Machado e tanti altri. Poiché la metrica è strettamente legata alle caratteristiche lessicali e fonetiche di ciascuna lingua, gli schemi di rime in questi sonetti “stranieri” possono essere diversi e talvolta semplificati.

COSA È IL SONETTO?

Il sonetto è un componimento breve, composto di quattordici versi, tutti endecasillabi, distinti in due gruppi, il primo di due quartine, il secondo di due terzine che rimano con regole ben precise.
Secondo la tesi oggi più accreditate il sonetto – che nel provenzale antico “SONET” significa “suono, melodia”, sta ad indicare dunque che in origine al testo si accompagnava sempre la musica.
Vediamo ora le sue regole obbligatorie, dove è giusto parlare di obbligo, perché la libertà del poeta è a monte, nella scelta di scrivere o di non scrivere un sonetto, visto che non lo ordina il dottore! Ma se si decide di farlo le regole come già detto sono stringenti. Leopardi per esempio non ne ha fatti quasi mai.

RIEPILOGANDO:

AVersi: Gli endecasillabi – (vedremo poi alcune varianti), ma il Sonetto, con la ” S ” maiuscola, quello più aulico prevede solo questa tipologia di verso.
BStrofe: due quartine e due terzine rimate.
C Rima : è d’obbligo che le quartine abbiano la ” rima ” che può solamente essere ” alternata ” o ” Incrociata”-( Vedi Pag.6 – NOZIONI SULLA RIMA) mentre per le terzine vedremo in seguito le diverse e possibili scelte, che permettono altresì una maggiore libertà.

(Pro memoria: per definire lo schema rimico e la sua sequenza, i versi contenenti uguali suoni rima vengono indicati con una stessa lettera.  A-B-C-D etc)

COME RIMANO LE QUARTINE

Esempio di rima alternata (A B A B) (A B A B) che è lo schema ancor oggi maggiormente utilizzato.
Sonetto del Foscolo dal titolo ” A Zacinto ” e che molti di voi conosceranno per averlo studiato a scuola:

Né più mai toccherò le sacre sponde……….A
ove il mio corpo fanciulletto giacque,………B
Zacinto mia, che te specchi nell’onde………A
del greco mar da cui vergine nacque………..B

Venere, e fea quelle isole feconde…………….A
col suo primo sorriso, onde non tacque……B
le tue limpide nubi e le tue fronde…………..A
l’inclito verso di colui che l’acque…………….B

cantò fatali, ed il diverso esiglio(C)
per cui bello di fama e di sventura(D)
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse(E)

Tu non altro che il canto avrai del figlio,(C)
o materna mia terra; a noi prescrisse(E)
il fato illacrimata sepoltura(D)

Esempio di rima incrociata (A B B A) (A B B A).
Sonetto di Umberto Saba (“Zaccaria”):

La vacca, l’asinello, la manzetta………………..A
al bimbo avvolto in scompagnati panni……..B
erano stufa nell’inverno; i danni……………….B
ristorava dei morbi una capretta……………….A

La sua mamma, che pace in cielo aspetta,.…A
sei gli dava nel giro di dieci anni,………………B
sei fratellini; pur, fra pianti e affanni,:……….B
due volte il dì fumava la casetta………………..A

Là crebbe; e come sognava bambino, (C)
poco ai campi lo vide il paesello(D)
Volle d’agricoltor farsi operaio(E)

Or – tra gli altri feriti – il tempo gaio(E)
della pace ricorda; sul cappello(D)
ha una penna: l’orgoglio dell’alpino(C)

Faccio ancora notare come le rime della prima quartina e della seconda quartina siano identiche sia in rima alternata: 1a quartina= sponde>feconde | giacque>tacque | 2a quartina = onde>fronde | nacque>l’acque. // che in rima incrociata: 1a quartina= manzetta>capretta | panni>danni |2a quartina = aspetta>casetta | anni>affanni.

Questa è una prima difficoltà, che evidenzio perché spesso è d’uso pur se nel rispetto della rima alternata o incrociata, non fare rimare le due quartine in egual maniera; nulla vieta di farlo, ma allora meglio sarebbe chiamarlo ” Simil Sonetto “, perché sonetto non è.

Per completezza aggiungo che, per le quartine, è rarissimo incontrare varianti a questi due schemi; accenno a due casi ottenuti con uno scambio nella seconda strofa, e cioè rispettivamente: -A B A B – B A B A oppure A B B A – B A A B -, che non hanno avuto un gran seguito. Ma ribadisco, e sconsiglio di usufruirne, che anche in questi casi estremi, pur se disposti in maniera diversa da quelli sopradetti, le rime fra la prima quartina e la seconda quartina sono rispettate, cioè identiche.

VEDIAMO ORA COME RIMANO LE TERZINE:

Nelle terzine, c’è molta più possibilità di scelta e da una ricerca fatta su circa venti antologie e vari testi, si possono trovare diversi schemi:
Questi primi due schemi sono i più antichi, usati già da Iacopo da Lentini e poi sono sempre stati i più usati e presenti dal XIII al XX secolo.

1 : C – D – E ( prima terzina) C – D – E ( seconda terzina) –

2 : C – D – C <> D – C – D
**********
Questi sono un po’ meno comuni, ma si trovano in Dante, in Petrarca e in molti altri poeti.

3 : C – D – E <> E – D – C

4 : C – D – E <> D – C – E
**********
I seguenti sono ancor meno comuni, ma furono usati dal Petrarca.

5 : C – D – E <> D – E – C

6 : C – D – C <> C – D – C

7 : C – D – D <> D – C – C
**********
Questi sono apparsi dal cinquecento all’ottocento e usati sovente dal Foscolo.

8 : C – D – E <> C – E – D

9 : C – D – C <> E – D – E

Vediamo ora come rimano le due terzine dei sonetti del Foscolo e di Umberto Saba sopra presi ad esempio:
Foscolo:

cantò fatali, ed il diverso esiglio……………..C
per cui bello di fama e di sventura………….D
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse…………….E

Tu non altro che il canto avrai del figlio,…C
o materna mia terra; a noi prescrisse…….E
il fato illacrimata sepoltura……………………D

Schema n. 8

**********

Umberto Saba:

Là crebbe; e come sognava bambino,…….C
poco ai campi lo vide il paesello…………….D
Volle d’agricoltor farsi operaio……………..E

Or – tra gli altri feriti – il tempo gaio……..E
della pace ricorda; sul cappello………………D
ha una penna: l’orgoglio dell’alpino………..C

Schema 3
**********
Se c’è dunque poca scelta per le quartine, le varianti per le terzine sono più numerose; e mi pare giusto, perché chi ha già sofferto per trovare delle buone rime nei primi otto versi , abbia poi una certa facilità di arrivare in fondo, senza rimanere bloccato sul più bello!

Non dimentichiamo mai che per fare una poesia in rima, bisogna trovare delle buone rime, non delle rime purchessia, altrimenti si dà ragione a quelli che la rima la odiano e la temono.
Fin qui abbiamo esaminato il “ SONETTO CLASSICO ” da non confondersi con eventuali sue possibili varianti da cui prendono il nome e delle quali qui di seguito vi accenno, perché alcune sono interessanti.

POSSIBILI VARIANTI AL SONETTO CLASSICO

SONETTO CAUDATO

Nel caso non vi bastassero i quattordici verso del sonetto classico è possibile aggiungere un ” coda ” solitamente costituita da un settenario in rima con l’ultimo verso della seconda terzina del sonetto, e due endecasillabi a rima baciata.
Esempio: Autore Macchiavelli

« Io vi mando, Giuliano, alquanti tordi,
non perché questo don sia buono o bello,
ma perché un po’ del pover Machiavello
Vostra Magnificenzia si ricordi.

E se d’intorno avete alcun che mordi,
li possiate nei denti dar con ello,
acciò che, mentre mangia questo uccello,
di laniare altrui ei si discordi.

Ma voi direte: – Forse ei non faranno –
l’effetto che tu di’, ch’ei non son buoni
e non son grassi: ei non ne mangeranno.

io vi risponderei a tai sermoni,
ch’io son maghero anch’io, come lor sanno,
e spiccon pur di me di buon bocconi.

…ecco la coda:

Lasci l’opinïoni – settenario –
Vostra Magnificenzia, e palpi e tocchi, – Endecasillabo –
e giudichi a le mani e non agli occhi. » – Endecasillabo che rima con il precedente

Da notare come il settenario è ottenuto applicando la dieresi al dittongo ” io ” di opinioni ( dittongo perchè c’è l’incontro di una vocale molle la ” i ” ed una vocale dura la ” o ” in cui quest’ ultima è accentata tonicamente ) e per far ciò, cioè dividere il dittongo in due sillabe, è applicata la ” Dieresi ” che è, come previsto, indicata dai due puntini sulla ” ï “.
All’epoca come ben sapete, la dieresi era ancora in uso, poi il suo uso è stato abbandonato.

SONETTO MINORE –

Anziché in endecasillabi lo si compone in settenari.
Valgono però le stesse regole di quello classico; sia per la presenza dei versi in due quartine e due terzine, così dicasi anche per gli schemi della rima.
Esempio:

Il mio cuore è una rossa
macchia di sangue dove
io bagno senza posa
la penna, a dolci prove

eternamente mossa.
E la penna si muove
e la carta s’arrossa
sempre a passioni nuove.

Giorno verrà: lo so
che questo sangue ardente
a un tratto mancherà,

che la mia penna avrà
uno schianto stridente…
… e allora morirò. »
(S. Corazzini, “Il mio cuore”)

A parte il troppo uso dell’enjambement, questo sonetto minore di Corazzini lo trovo molto bello e vi consiglio vivamente di provare a scriverne,
Se poi al posto dei settenari si dovessero usare addirittura dei quinari si avrà il sonetto minimo.

SONETTO MINIMO – Anche in questo caso, valgono le stesse regole di quello classico ma lo si compone in quinari. Vi porto ad esempio uno mio:

Abbrunirà
come tramonto
mio cuore franto
che morirà,

che se ne andrà
senza compianto
e il mio racconto
s’offuscherà

nel vel che copre
la non valenza
di un umil vita

nel grigio d’opre
senz’eccellenza
via via sfiorita.

SONETTO MISTO
Dove c’è una alternanza di endecasillabi e settenari, disposti simmetricamente, un endecasillabo seguito da un settenario o viceversa.

NB: Esistono, anche se scarsamente utilizzate diverse altre varianti possibili : IL SONETTO REINTERZATO – IL SONETTO CONTINUO – IL SONETTO DOPPIO – QUELLO RITORNELLATO – IL SONETTO RADDOPPIATO e QUELLO INCATENATO; ma ritengo che sia troppo pretenzioso illustrarli in questa sede; perchè in primis l’importante è imparare a scrivere quelli ” Classici ” che ancora oggi vengono praticati da molti poeti, per i quali sono state qui illustrate tutte le nozioni.

Per chiudere questa pagina credo che non ci sia nulla di meglio che leggere questo «meta-sonetto», del Carducci, cioè un sonetto che parla del sonetto, anzi della sua storia e fortuna presso i più importanti poeti italiani, intitolato appunto

IL SONETTO.

Dante il muover gli diè del cherubino
e d’aere azzurro e d’or lo circonfuse:
Petrarca il pianto del suo cor, divino
rio che pe’ versi mormora, gl’infuse.

La mantuana ambrosia e ‘l venosino
miel gl’impetrò da le tiburti muse
Torquato; e come strale adamantino
contro i servi e’ tiranni Alfier lo schiuse.

La nota Ugo gli diè de’ rusignoli
sotto i ionii cipressi, e de l’acanto
cinsel fiorito a’ suoi materni soli.

Sesto io no, ma postremo, estasi e pianto
e profumo, ira ed arte, a’ mie dì soli
memore innovo ed a i sepolcri canto.

 

Per passare da una pagina all’altra clicca su uno dei titoli sottoelencati


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *