NEMESI DI MEDEA (TERZA RISTAMPA) di Silvana Campese (in lavorazione)

Gli amici dell'Inedito Letterario > ANTEPRIME (IN IMPAGINAZIONE) > NEMESI DI MEDEA (TERZA RISTAMPA) di Silvana Campese (in lavorazione)

408 pagine 24,00 Euro formato 14x21 brossurato copertina plastificata flessibile con doppia bandella.

Sistemi di pagamento per la prenotazione del libro:
24,00 EURO
BONIFICO BANCARIO SU IBAN: IT 57 O 0760115 30000 10413 118 69
PER BOLLETTINO POSTALE AL C/C: 001041311869
PER PAYPAL SU EMAIL: lineditoassociazioneletteraria@gmail.com
Causale per questa prenotazione è: NEMESI

NEMESI DI MEDEA (TERZA RISTAMPA) di Silvana Campese (in lavorazione)

Silvana Campese vive e lavora a Napoli, dove è nata nel dicembre del 1948.  Artista esuberante ed eclettica, della nutrita produzione letteraria – saggistica, poesia, narrativa - ha pubblicato articoli, poesie, recensioni di libri e lavori teatrali in “Mani-festa”, rivista d’arte, cultura e spettacolo, della cui redazione ha fatto parte per alcuni anni; il romanzo “Prisma” (ed. Marotta – 2001), la raccolta di racconti “Strada facendo” (ed. Guida – 2002), l’epistolario “Contrappunto per soli timpani e oboe” insieme all’amico poeta Lello Agretti (ed. Vozza- 2010), il romanzo  “Il ritorno di Cisarò” (ed. Youcanprint Self Publishing- 22013). Fa parte dell’Associazione “L’Inedito Letterario” con la quale collabora e nelle cui antologie di racconti e di poesie partecipa con lavori propri. Sin dai primi anni ’70  ha fatto parte in qualità di socia fondatrice della Cooperativa “Le Tre Ghinee”/Nemesiache, poi diventata Associazione, formata da sole donne artiste e femministe e dedita alla ricca produzione di opere letterarie, teatrali e cinematografiche ed all’organizzazione di eventi culturali ed artistici, anche per il recupero del territorio, del mare e dell’ambiente in genere. Quasi tutte le Nemesiache avevano ed hanno un nome tratto dal mito. Silvana Campese è Medea. “LANEMESI DI MEDEA” è l’ultima sua fatica letteraria che nasce dal desiderio di dare veste editoriale alla storia di mezzo secolo del gruppo storico femminista napoletano dal 1968 al 2018.

Alta, nobile fronte, sguardo indaco, serio e consapevole, in alveo materno già tenace guerriera, bambina delle stelle, creatura del terzo millennio, anima antica, Astrid degli “Unicorni” per immagini e titoli, prototipo di tutti i doni che ci darà per contribuire al cambiamento e portarci a vivere in un mondo migliore, in un nuovo mondo!

Astrid, la mia nipotina, non aveva ancora sei ‘primavere’ quando scrissi queste parole. Furono stampate sulla quarta di copertina del suo “Libro degli Unicorni”. Sei primavere di cui sembrava aver carpito tutti i colori, anche quelli invisibili, per tessere la sua fervida fantasia…

Invito alla lettura

Nemesis: la femminilità originaria, l’indomita natura ribelle senza alcun limite è l’immagine che noi Nemesiache vogliamo riprendere di noi stesse e la possibilità che a livello storico oggi vogliamo assumere. Inventeremo e creeremo la nostra lotta come la nostra sessualità come la nostra cultura. Così affermava Lina e quante, quante volte ed in quanti, quanti linguaggi lo ha espresso!
Quanto alle sue esplosioni, si verificavano all’interno delle dinamiche familiari, relazionali e soprattutto nel nostro gruppo, per tutto ciò che la indignava, per comportamenti di altre/i che considerava in qualche modo intollerabili, sbagliati e ingiusti dal suo punto di vista. Diventava una furia. E non è un modo di dire. Tant’è che in quelle circostanze, cui per fortuna mi è toccato assistere poche volte e che non mi hanno mai riguardato direttamente, pensavo che il nome mitologico scelto per sé stessa non rappresentasse la sua complessità psicologica. La dea Nemesi non era una furia, in lei non c’era furore, come in Aletto. Però in Lina c’era alla grande proprio il senso nemesiaco di giustizia storica, della ridistribuzione di torti e ragioni per raggiungere finalmente l’armonia!  ‘Aletto’ sarebbe stato veramente riduttivo.
Astrid, cuore di nonna, con  tutto quel suo disegnare sulla spinta della immaginazione, della ambita riproduzione di una natura sorprendente, coloratissima e rigogliosa, con creature fantastiche quietamente gaudenti o gioiosamente galoppanti in un mondo incontaminato e fiabesco, unicorni dell’acqua, del verde, del fuoco, dell’aria, della pietra e del vento, magicamente si collegava a quanto stavamo portando avanti proprio in quei giorni, come Associazione “Le Tre Ghinee”/Nemesiache, Niobe ed io. Ovvero la realizzazione del mio desiderio che divenne poi il nostro programma di intervento, azione e partecipazione all’evento globale previsto per il 29 novembre 2015.
Appena lo avevo comunicato a Teresa, ne aveva apprezzato la forte valenza politico/ecologica. Questo, del resto, si verificava puntualmente, ogni volta che la mettevo al corrente di una mia idea, un progetto in nuce o le sottoponevo un mio scritto, una ricerca fatta, un testo che fungesse da canovaccio per una azione politica, per una performance teatrale.
Con quel progetto avrei voluto ed avremmo potuto partecipare alla Marcia Globale per il Clima, proposta da Avaaz e in preparazione con eventi in tutto il mondo. Lo intitolammo “In Marcia per il Clima con la Musica, la Poesia…la forza dell’Arte”.
Il 30 novembre a Parigi ci sarebbe stata la 21° Conferenza delle Parti Onu sui Cambiamenti climatici. A 6 anni di distanza dal vertice di Copenaghen. Il 29 novembre 2015, in Piazza del Plebiscito, a Napoli, realizzammo quindi una manifestazione articolata, scegliendo ovviamente la forma che più ci è consona: artistica e poetica. L’evento inoltre si era andato arricchendo di collaborazioni e proposte, grazie all’adesione di persone entusiaste e soprattutto di artiste ed artisti dai molteplici linguaggi e forme espressive.  Che non mancherò di menzionare nel corso della narrazione.
Tutto quanto premesso spiega la dedica ad una tra le creature da me più amate, tra le quali voglio nominare anche la sua mamma, mia figlia Fabiana, e il fratello, Mattia principe di nonna! Ma è anche per alcuni aspetti simbolicamente rappresentativo del senso stesso di questo mio lavoro che è un atto d’amore per nostra Madre Terra, per tutte le future donne del mondo, ora creature ancora in crescita e in formazione! A dimostrazione di come sia possibile emergere dalle ceneri degli incendi del cuore.
Mi assumo ogni responsabilità rispetto a quanto pubblicato in questo libro, nel quale ho scelto di essere autentica e sincera persino più che negli altri miei che lo hanno preceduto. Lo scopo che mi sono data, l’obiettivo che mi sono proposta, sono per me di tale valenza politica che a tratti, in corso d’opera, ne sono rimasta alquanto spaventata. Sono Medea delle Nemesiache, la Medea delle origini e non certamente quella della tradizione classica. Il nome nemesiaco mi fu attribuito da Nemesi stessa, colpita dal modo in cui mi ero espressa in relazione al padre di mia figlia a conclusione di un confronto/scontro con l’amica cui l’avevo affidata perché per qualche ora se ne occupasse insieme alla sua. Due creature di pochi anni. Fui molto indispettita per le sue affermazioni circa il “metodo” con cui era solita occuparsi della bambina e l’accordo con il padre di lei sul quale si basava l’organizzazione e la gestione di quella che all’epoca era ancora una convivenza. Risposi soprattutto risentita per il giudizio sul mio metodo, nonché in relazione al rapporto con il ruolo dei padri. La rintuzzai con veemenza. Il nome fu scelto in pochi secondi ma era evidente che il riferimento non fosse alla Medea di Euripide, Eschilo, Sofocle e quant’altri tra antichi e più recenti autori si ispirarono nel corso dei secoli all’idea e all’archetipo della famosa donna e maga potente il cui amore per Giasone si trasforma in odio e la cui brama di vendetta la induce persino ad uccidere i figli avuti con lui. Di certo influì la riscrittura del Mito in varie scrittrici contemporanee come Toni Morrison, Liz Lochhead e soprattutto Christa Wolf con la sua innocente Medea. Ma neanche troppo. Lina Mangiacapre non solo lo ha riscritto, il Mito, ma lo ha rimesso al mondo, come più volte affermò lei stessa. Penso infatti che, proprio in quanto Nemesi, fu molto più colpita dalla mia veemenza e dalle emozioni espresse con impeto nemesiaco, in relazione alla appartenenza dei figli alla madre, cui i padri – avevo aggiunto –  dovrebbero essere riconoscenti per aver dato loro la possibilità di diventarlo (padri); ma sia che se ne occupino sia che non lo facciano, per me niente cambiava e conclusi con il chiarire che comunque mai e poi mai avrei permesso a me stessa che il mio comportamento nella relazione con la bambina dipendesse da quello del padre, che la non ottemperanza ad un “patto” di assegnazione rigida di compiti, tempi, ritmi e quant’altro, potesse compromettere la mia profonda e viscerale disponibilità (il materno!) ed il mio senso di responsabilità verso mia figlia!  In verità in tutti gli anni che seguirono e mai come nel 2018, ho avuto modo di verificare fino a che punto la Medea e la Nemesi mitologiche siano indissolubilmente collegate ed infatti alla fine di ogni dramma la Medea è sempre una Nemesi incarnata…